Economia

Fornasini: «La fase di turbolenza dei mercati non è ancora finita»

Flavio Archetti
Secondo il professore, i costi dell’acciaio sono influenzati dall’iper produzione cinese, dai dazi di Trump e dalle dinamiche dei noli marittimi: «Il 2026 dovrebbe essere caratterizzato da una sostanziale stabilità dei prezzi»
Achille Fornasini, professore dell’Università degli Studi di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Achille Fornasini, professore dell’Università degli Studi di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
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Le buone prospettive per il 2026 non significano che tutto sia rosa, per l’acciaio bresciano. L’instabilità dei prezzi per esempio, anche se si è ridotta, non ci ha ancora lasciato. «Siamo sempre in fasi turbolente – ha spiegato Achille Fornasini, professore dell’Università degli Studi di Brescia – con costi dell’acciaio influenzati dall’iper produzione cinese, dai dazi Usa, dalle barriere commerciali europee, dalle mosse della banche centrali su tassi e cambi, e dalle dinamiche dei prezzi dei noli marittimi, sempre carissimi».

L’andamento

Fornasini ha snocciolato tutti i principali dati del settore: tra le materie prime, nel 2025 i metalli sono cresciuti del 26% mentre gli energetici hanno perso il 13% per eccesso di offerta. Il minerale di ferro è salito del 7,7%, con un andamento laterale, poco stimolato, e quotazioni prossime ai livelli di resistenza già osservati nel corso del 2025, mentre il carbone metallurgico si è apprezzato del 9,6%.

«Un elemento di pressione emerge dal confronto tra il valore della carica e i prezzi dei coils FobB Shanghai: il differenziale penalizza le acciaierie cinesi che stanno rivedendo le loro strategie di approvvigionamento, puntando su miscele di materie prime più concorrenziali dal punto di vista dei costi, anche se a scapito della qualità».

Il rottame

Le lamiere a caldo hanno fatto +6,6% e quelle a freddo +6,7%. Diversamente il rottame è sceso dell’1,2% e le vergelle da rete dal 2,9%. «Per il rottame, il mercato turco sta all’interno del limite definito a inizio 2025, tra i massimi di marzo e i minimi di aprile – spiega Fornasini –. Al momento è in una fase di iper-acquisto, con possibilità di rialzi quindi molto limitate. I prezzi del rottame turco e di quello nazionale sono allineati e, pur avendo registrato un lieve strappo a inizio 2026, restano coerenti con i livelli del primo trimestre 2025. Da segnalare anche la forte correlazione tra i prezzi dell’Hbi e del rottame nazionale, un dato rilevante per l’evoluzione dell’elettro siderurgia».

2026 di sostanziale stabilità

«Il balzo in alto più forte l’ha segnato il nikel, elemento alla base delle produzioni di acciaio inossidabile, schizzato in alto del 24,6% nelle ultime due-tre settimane per il timore di uno stop alle esportazioni da parte dell’Indonesia». Un’anomalia, quella del nikel, che Fornasini ritiene «destinata a ridimensionarsi presto», viste «le abbondanti scorte mondiali di questo metallo».

«Nel complesso allora – secondo l’esperto dell’Università di Brescia – al netto di shock esogeni oggi non prevedibili, il 2026 dovrebbe essere caratterizzato da una sostanziale stabilità dei prezzi. Una rigorosa applicazione del protezionismo commerciale europeo potrebbe sostenere i valori interni, mentre eventuali escalation o, al contrario, la risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina potrebbero avere impatti significativi, positivi o negativi, sui mercati dell’energia, del minerale, del carbone e del rottame». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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