Le buone prospettive per il 2026 non significano che tutto sia rosa, per l’acciaio bresciano. L’instabilità dei prezzi per esempio, anche se si è ridotta, non ci ha ancora lasciato. «Siamo sempre in fasi turbolente – ha spiegato Achille Fornasini, professore dell’Università degli Studi di Brescia – con costi dell’acciaio influenzati dall’iper produzione cinese, dai dazi Usa, dalle barriere commerciali europee, dalle mosse della banche centrali su tassi e cambi, e dalle dinamiche dei prezzi dei noli marittimi, sempre carissimi».
L’andamento
Fornasini ha snocciolato tutti i principali dati del settore: tra le materie prime, nel 2025 i metalli sono cresciuti del 26% mentre gli energetici hanno perso il 13% per eccesso di offerta. Il minerale di ferro è salito del 7,7%, con un andamento laterale, poco stimolato, e quotazioni prossime ai livelli di resistenza già osservati nel corso del 2025, mentre il carbone metallurgico si è apprezzato del 9,6%.



