Opinioni

La mobilità interna che segna la «rivincita della Brebemi»

L’autostrada che alla sua inaugurazione venne derisa e sbeffeggiata, collegandosi con la Corda Molle, mostra il nuovo asse dello sviluppo bresciano, da est a ovest
Una veduta dall’alto del casello che segna l’inizio della Brebemi, nei pressi del raccordo con l’A4 - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Una veduta dall’alto del casello che segna l’inizio della Brebemi, nei pressi del raccordo con l’A4 - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
AA

Più che la natalità conta la mobilità. Il mercato immobiliare prevale su ogni seppur blanda leva di sostegno alla famiglia. Infrastrutture e edilizia, fortemente intrecciate, assecondano e sollecitano la collocazione dei servizi sul territorio. E seguendole, man mano si coglie l’affresco generale della situazione. Se potessimo cavarcela con una battuta, potremmo dire che quello che emerge dai dati Istat è una rivincita della Brebemi, l’autostrada che alla sua inaugurazione venne derisa e sbeffeggiata da chi andava a giocare a calcio sulle sue corsie vuote, e che invece ora mostra, collegandosi con la Corda Molle, il nuovo asse dello sviluppo bresciano, da est a ovest.

L’insieme dei fenomeni che stanno alla base dei dati offerti, nel loro sviluppo ventennale, dall’istituto nazionale di statistica sono assai più complessi e non di facile interpretazione. Se rappresentassimo l’andamento demografico bresciano in una sequenza di mappe, potremmo constatare come la popolazione sia una sorta di massa densa che si aggiusta sulla nostra provincia, a forma di pera, lunga al vertice e larga alla base, secondo un lento ma deciso andamento. Va ad appoggiarsi alle infrastrutture portanti del trasporto, sulle quali sono raggrumati i poli della convivenza sociale, dagli insediamenti produttivi ai servizi pubblici, dalle aggregazioni abitative ai poli logistici, dai centri scolastici alle strutture per il tempo libero.

Conta la natalità. Brescia e provincia sono piazzate bene, nell’insieme. Popolazione in leggera crescita, con un incremento del 9%. E un’età media collocata a poco meno di 46 anni. Ma è evidente che la tendenza nazionale trova conferma. Se più di metà della popolazione sta nella fascia fra i 15 e i 64 anni, ma con una quota maggioritaria oltre i cinquant’anni, non può sfuggire che gli anziani sono quasi il doppio dei bambini e dei ragazzini. Anche da noi, come nel resto del Paese, entro il 2050 tre abitanti, più probabilmente quattro su dieci avranno più di 65 anni. Crescono i bisogni di assistenza sociale e sanitaria. Chi studia il fenomeno da tempo sostiene che avremmo bisogno di un welfare della longevità, che non abbiano e non sappiamo come sostenere.

Conta la natalità. Anche perché l’aumento della popolazione, seppur debole, è quasi totalmente causato dalla migrazione, dai nuovi arrivati e dai loro figli. E ciò dimostra come il fenomeno ormai da tempo non sia più un’emergenza, ma sia diventato consolidato e strutturale. Questo non significa che non ci siano problemi, ma che debbano essere affrontati in maniera diversa da quanto stiamo facendo.

Conta di più la mobilità. I dati degli ultimi vent’anni confermano un andamento che risale agli immediati anni del secondo dopoguerra, quando quote consistenti di popolazione hanno abbandonato la montagna e la campagna per approdare in città. Negli anni Ottanta la popolazione della nostra provincia si è distribuita sulla fascia che circonda Brescia, in un moto che vedeva, in maniera altalenante, chi usciva dalla città e chi ad essa si avvicinava, ma senza inurbarsi. In quegli anni si è andata anche consolidando una conformazione policentrica, con piccole capitali d’area, anche se mai è stata insidiata la centralità di Brescia.

Dalla fine del Novecento ad oggi una massa importante di popolazione si è andata distribuendo sulla fascia che va da Est a Ovest. La Brebemi prima, la Corda Molle poi, hanno costituto l’asse portante di questo fenomeno. Il sistema produttivo bresciano ha cercato di superare i vincoli naturali e le arretratezze strutturali: il calo di Lumezzane e lo sviluppo di Montichiari ne sono l’emblema sui fronti opposti. L’emorragia delle aree montane sembra rallentata, ma continua. Poi ci sono le eccezioni: Desenzano e la Valtenesi che diventano rifugio dei pensionati milanesi; Pontedilegno e dintorni in espansione; Paratico che si aggancia a Sarnico. La distribuzione demografica bresciana è in continuo assestamento, in cerca di equilibri più soddisfacenti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...