Significativo il fatto che l’enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas (sempre più apprezzata anche in ambienti non confessionali e prima in classifica nella categoria dei saggi anche nelle librerie laiche) si concluda affidando i desideri espressi nel testo alla Madre di Cristo, «perché accompagni i nostri passi nel presente che cambia e custodisca in ciascuno di noi la fiducia nel Vangelo, così che possiamo testimoniare la bellezza di una magnifica umanità, abitata da Dio».
La solennità della Assunta, cuore del Ferragosto, ieri come oggi, tempo di capillare scristianizzazione, ricorda una verità cristiana molto radicata a livello popolare da alcuni secoli e resa dogma solo nel 1950 da papa Pio XII: la Vergine Maria è già in cielo «anima e corpo». Molto interessante questa specificazione: anima e corpo.
E non va presa solo in senso dogmatico, fondato su categorie filosofiche che vengono da lontano. L’espressione va anche riletta in una accezione più esistenziale. Per anima e corpo si intende che Maria ha raggiunto la meta eterna con tutta la sua persona, con la concretezza della sua vita umana.
Non dobbiamo guardare a Lei come a una entità eterea, spirituale, ideale. Maria è anche una madre che ha portato in grembo per nove mesi un figlio, lo ha allattato, pulito e accudito, ha cucinato per lui e per Giuseppe, suo sposo. Ha visto il figlio andarsene di casa e morire sulla croce. E probabilmente, come dice ancora oggi una tradizione rimasta viva a Nazareth, ogni giorno si recava alla pubblica fontana per attingere acqua.
Ed è proprio la convinzione che la madre di Cristo, persona viva, concreta, reale ha già raggiunto l’eterno comune destino, a farci comprendere più in profondità il senso della enciclica di Leone XIV. Un testo che è sì dedicato alla intelligenza artificiale, ma non tanto con una esposizione di questo fenomeno che ormai tutti ci riguarda, ma piuttosto con la preoccupazione che il suo uso e il suo sviluppo rapido ed esponenziale non si ritorca contro l’uomo, rendendolo «meno umano», più strumento per il benessere di pochi che persona soggetta a diritti e doveri, libera, creativa, efficiente fin che si vuole ma capace di sentimenti, emozioni, relazioni.
Non per nulla il sottotitolo della Magnifica Humanitas è «sulla custodia della persona umana nel tempo della intelligenza artificiale». La lettera enciclica di Leone XIV non è affatto un testo contro l’intelligenza artificiale ma è piuttosto una riflessione finalizzata a preservare l’uomo concreto dalle derive che possono essere causate dall’uso della intelligenza artificiale, soprattutto quando è in mano ai pochi detentori del capitale computazionale e degli algoritmi.
Nella storia è già capitato questo rischio nei momenti di grandi trasformazioni. Non per nulla Leone XIV ha scelto per la firma lo stesso giorno della promulgazione, nel 1891, della «Rerum Novarum» da parte di Leone XIII. Allora l’enciclica indicava di non ridurre il lavoro dell’uomo a «cosa» al servizio del padrone delle ferriere. Il mondo industriale portava certamente vantaggi e progressi ma la dignità della persona umana andava sempre salvaguardata.
Oggi, dopo oltre 130 anni, un altro papa Leone mette in guardia dalla strumentalizzazione dell’uomo che può avvenire nei data center. Il rischio è quello si spostare il centro dall’uomo alla macchina, con quanto ne consegue. A cominciare dall’uso delle armi e delle guerre determinate da una intelligenza artificiale che non distingue nulla in umanità.
Maria ci aiuta a valorizzare l’uomo così come è. L’ essere umano che ride, piange, si diverte, si arrabbia, ama perché ha un’ anima. Cresce, mangia, si ammala e cura, ha relazioni e bisogni perché ha un corpo. Nella sua imperfezione, perché l’uomo può sbagliare, è comunque più affascinante di una macchina perfetta. Magnifica umanità...




