Ci sono volute meno di 24 ore per il passaggio da rinnovamento a restaurazione. Sempre dalla «r» si parte, ma forse anziché andare avanti si torna tre passi indietro sul modello del gioco dell’oca. Perché è vero, il calcio resta appunto un gioco, ma che a differenza di quello da tavolo muove miliardi di euro.
E allora fuori Andrea Pirlo, Paolo Maldini e Leonardo; dentro Roberto Mancini, Claudio Ranieri e una terza figura (potrebbe essere Lele Oriali) che avrà un ruolo simile, ma più ampio, rispetto a quello di Gigi Riva prima e Gigi Buffon poi. Vedere in Mancini e Ranieri, due totem del nostro calcio, figure che debbano lanciare un nuovo ciclo è onestamente difficile: viene più facile inquadrarli nel passato che proiettarli nel futuro.
Motivazioni
Nella conferenza stampa del presidente federale Giovanni Malagó in cui i due sono stati annunciati, si è anche parlato (inevitabilmente) del veto del numero uno Figc nei confronti di Andrea Pirlo.
«Una scelta mia fatta solo per questioni di opportunità», ha detto il presidente federale, che ha poi sottolineato come il contratto di collaborazione del bresciano con l’agenzia russa di scommesse Fonbet sarebbe stato interrotto. Eppure nonostante ciò hanno prevalso «le questioni di opportunità».
Quelle stesse questioni di opportunità che però non valgono per Roberto Mancini, il quale nell’agosto 2023 lasciò la Nazionale con una fredda pec inviata dalla Grecia per andare a guadagnare 25 milioni di euro a stagione in Arabia.
Tre anni dopo tutto appare dimenticato. Qui le «questioni di opportunità» che avrebbero dovuto nascere solo al pensiero di una candidatura del tecnico di Jesi si sono rapidamente sciolte come i ghiaccioli sotto l’ombrellone. O forse no.
Scommettiamo che faranno capolino alle 18 di oggi? Perché per «questioni di opportunità» Mancini probabilmente chiederà scusa per quanto accaduto tre estati fa...




