La vittoria di Lula al secondo turno, a seguito di una rimonta leggendaria sul suo avversario Flavio Bolsonaro, è senza dubbio un dei fatti storico-politici più significativi degli ultimi anni e come tale deve essere analizzata e compresa. Alcuni fattori vanno messi in evidenza. Dopo il primo turno, Flavio Bolsonaro, forte dei sondaggi tutti a suo favore, era convinto di aver vinto le elezioni, al punto da aver già iniziato a montare l’equipe di governo, oltre che pianificare la sostituzione di alcuni membri del Supremo Tribunale Federale con delle figure vicine al governo del padre Jair, tra il 2019 e il 2022. È stato un grave errore, a maggior ragione quando il tuo avversario si chiama Lula.
Un secondo fattore. Dopo la sconfitta nel primo turno, Lula e il suo gruppo hanno compreso che la campagna elettorale andava condotta nelle piazze e sui social. Era stata sottovalutata la capacità delle destre radicali di occupare gli spazi digitali creando contenuti falsi e negazionisti, in grado di intercettare milioni di voti, soprattutto tra le giovani generazioni. Si è così mobilizzata la «gioventù di sinistra», la quale ha chiamato «il popolo» nelle piazze delle grandi metropoli, mentre l’«esercito di Lula» occupava le reti. Una strategia vincente, modulata sul vincolo tra l’ottantenne «presidente operaio» e varie generazioni di giovani. Prova ne è che Lula ha iniziato questa elezione con la solita idiosincrasia verso le campagne digitali e ha finito con un indice di popolarità digitale superiore a quello di Flavio Bolsonaro, in virtù di un utilizzo sapiente delle reti e della IA.

Il terzo fattore. Lula e i suoi esperti di comunicazione hanno elaborato una comunicazione imperniata sulla riposta alla domanda «perché milioni di brasiliani, nonostante il golpe del 2023, vogliono rieleggere un esponente del clan Bolsonaro alla guida del Paese? Non hanno appreso la lezione?». Hanno dunque «spaventato» gli elettori astenuti e indecisi, da cui Lula ha attinto i voti per la vittoria al secondo turno, mostrandogli che avrebbero potuto perdere i diritti sociali conquistati con fatica e sacrificio negli ultimi decenni. Infine, la macchina politico-amministrativa e settori del Supremo Tribunale Federale hanno fatto la loro parte. Nel discorso «a caldo» dopo il risultato finale, Lula ha dato alcune indicazioni sulle cose che pretende fare nel suo quarto mandato.
Ha rilanciato i suoi classici «cavalli di battaglia»: il consolidamento delle politiche sociali e il miglioramento dell’educazione e della sanità pubblica con nuovi investimenti. Ha poi introdotto alcune novità. La prima, trattare i crimini digitali – il negazionismo, per esempio – come crimini reali; la seconda, investire sul tema della sicurezza; la terza, condurre il Brasile stabilmente tra i paesi più sviluppati del mondo. Si tratta di un programma ambizioso, che potrebbe incontrare ostacoli nel Congresso, visto che le destre, nonostante la sconfitta di Bolsonaro, hanno registrato una crescita significativa.
Sul tema del rischio di ingovernabilità, Lula ha affermato che inizierà subito a incontrare imprenditori, sindacati, partiti possibili alleati, movimenti sociali etc. per dare al Paese un governo stabile e competente. La vittoria di Lula ferma l’onda delle destre in Sud America e può aprire un flusso in controtendenza. Se nel periodo 2015-2018 vi era stata la reazione conservatrice all’onda progressista (2010-2014), i due quadrienni 2019-2022 e 2023-2026 sono stati caratterizzati, rispettivamente, da una nuova onda progressista e dal ritorno delle destre (nel 2026 hanno vinto le elezioni in Perù, Cile e Colombia).
Le elezioni brasiliane, con la storica vittoria di Lula, possono indicare alle sinistre un percorso per salvare le democrazie sotto attacco delle destre autoritarie e neoliberali. Il ritorno alle grandi mobilitazioni di piazza nel segno del lavoro, dei diritti sociali e dei diritti di genere, della solidarietà e dei temi ambientali. Alla politica tradizionale va affiancata la presenza nelle reti digitali, le quali devono essere orientate secondo dei parametri dettati dai bisogni materiali dell’essere umano e non dagli algoritmi.




