La caduta di Vuhledar, nel Donetsk meridionale, è l’ennesimo indice della pessima piega che la guerra ha preso per gli ucraini. Cittadina mineraria di 14mila abitanti (ora rimasti poco più di cento) Vuhledar è in posizione strategica tra il fronte orientale e quello meridionale (Zaporizhzhia) e li riforniva entrambi; situata su una collina, seguita da campi aperti, domina tutte le vie di comunicazione. Da qui è probabile che l’Armata russa entro fine ottobre miri a Kurakowe e Toresk, lasciando a una seconda fase la più grande Pokrovsk (sul punto di cadere già settimane fa).
I russi, dopo aver subìto gravi perdite in assalti frontali, hanno adattato la strategia e, forti di numeri soverchianti, aprono sempre di più le operazioni sul terreno, costringendo gli ucraini a tappare falle su distanze sempre maggiori: in pratica le forze di Mosca aggirano da Nord e Sud gli obiettivi, tagliando fuori da rifornimenti e rinforzi le unità di Kiev, che faticano anche a ripiegare. La tattica paga: le perdite russe, pur gravi, sono in costante diminuzione da settimane.




