Opinioni

«Disarmare gli spiriti»: la lezione civile e morale di Laura Bianchini

La madre costituente bresciana, formatasi alla Pace al pensiero di Maritain, già nel ’44 indicava la via per un nuovo ordine democratico
Sara Bignotti
Laura Bianchini, insegnate e partigiana, fu la sola bresciana fra le 21 donne elette
Laura Bianchini, insegnate e partigiana, fu la sola bresciana fra le 21 donne elette

«Il primo contributo che possiamo dare a una civiltà più umana è fare attenzione alle nostre parole» scrive papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica Humanitas, a 135 anni dalla Rerum Novarum di Leone XIII, in linea con l’elaborazione della dottrina sociale della Chiesa e con il massaggio alla comunicazione di un anno fa, quando papa Francesco affermava: «Disarmiamo le parole, e contribuiremo a disarmare la Terra».

Un intero paragrafo dell’enciclica è dedicato a «Disarmare le parole»: «Il potere delle parole è enorme e ne facciamo esperienza nella comunicazione quotidiana, quando qualcuno ci dice qualcosa che cambia il nostro stato d’animo, in positivo o in negativo». Sul «potere delle parole» la filosofia europea del ‘900 ha avuto molto da dire, a partire dalla svolta linguistica di Wittgenstein, che ne ha tratto la dialettica tra «dicibile» (parola) e «indicibile» (silenzio), alla Scuola di Francoforte, con Adorno e Horkheimer, dove la critica del linguaggio colpisce la razionalità «strumentale» all’ideologia.

Da questa attenzione critica derivano altri paradigmi, la teoria comunicativa di Habermas, dove l’azione è orientata all’intesa, e importanti letture al femminile: Simone Weil, Hannah Arendt, Marìa Zambrano, la quale durante gli anni dell’esilio dal franchismo scriveva insistentemente su una «parola» in grado di dar voce alla «persona» come centro dell’interiorità e della vita democratica: «Una solitudine all’interno della convivenza» (Persona e democrazia).

In questo panorama, due pensatori cattolici europei, che hanno approfondito il tema della persona rispetto alla ragione, allo spirito, ai totalitarismi, iniziano a essere pubblicati in Italia dalle Editrici Morcelliana (Brescia) e Studium (Roma). Si tratta di Romano Guardini (1885-1968), di cui Morcelliana nel 1930 editava «Lo spirito della liturgia», e di Jacques Maritain (1882-1973), di cui l’editrice bresciana nel 1928 traduceva «I tre riformatori» mentre nel 1946 la consorella romana dava alle stampe «Umanesimo integrale».

Autori sui quali – soprattutto grazie a figure come padre Bevilacqua, che fu tra i primi a divulgare l’analisi di Jacques Maritain sulla «crisi di civiltà» – si formò una insegnante, originaria di Brescia e attiva a Roma, di nome Laura Bianchini (1903-1983), la cui opera lasciò un segno indelebile nella nascita della democrazia italiana. Formatasi nella Fuci e all’oratorio della Pace, dedicò la vita all’educazione e all’impegno civile e politico, partigiana nella Resistenza e poi Madre della Costituente.

La sua attività e il suo pensiero, basato su solidi studi filosofici e pedagogici, sono ricostruiti dalla storica Daria Gabusi, con un profilo ricchissimo, nel volume «Bianchini. L’educazione nella Resistenza e nella Costituzione» (Scholé). Così lei stessa rispondeva, in piena epoca fascista, al Radiomessaggio di Pio XII del 24 dicembre 1944, una sorta di enciclica civile con cui il papa spronava i cattolici a impegnarsi nella costruzione del nuovo ordine democratico: «Disarmare gli spiriti! Se non vogliamo uccidere la pace nella pace dobbiamo credere che le virtù e i vizi del singolo si riflettono nella società, quelli del cittadino nello Stato, quelli degli Stati nella società degli Stati; e che una è la norma morale sia della vita privata che di quella pubblica, sia delle azioni individuali che di quelle sociali».

Paradossale che una figura così decisiva, che dal pensiero europeo trasse i semi più fertili per la ricostruzione del nostro Paese e la definizione del suo orizzonte costituzionale, sia rimasta invisibile. Fino a quando Serena Dandini, nell’ultimo libro «Paura non abbiamo. Le donne che hanno fatto la Repubblica» ha riacceso l’interesse pubblico per figure che, come questa, hanno contribuito alla Repubblica. Rileggere le sue parole oggi, in cui risuonano vocazione civile e spirituale, rende ancor più vera la storia nazionale nel vissuto locale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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