Cronaca

Chi erano i bresciani nell’Assemblea costituente e come vennero eletti

Erano dieci, e le loro biografie costituirono lo specchio della società locale di quelle stagioni
Marcello Zane
Da sinistra, in alto: Bazoli, Bianchi, Bianchini, Bonomelli, Bulloni, Caprani, Ghislandi, Montini, Vischioni, Roselli
Da sinistra, in alto: Bazoli, Bianchi, Bianchini, Bonomelli, Bulloni, Caprani, Ghislandi, Montini, Vischioni, Roselli

Per comprendere le stagioni che culminarono con l’elezione dei rappresentanti bresciani nell’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946, occorre rifarsi alla precedente consultazione amministrativa che si tenne poche settimane prima, il 31 marzo 1946. Due le novità di rilievo: il ritorno al voto libero dopo le comunali dell’ormai lontano ottobre 1920 e la prima chiamata alle urne nella storia italiana per le donne: partecipò l’86,2% degli aventi diritto – il 17% in più della media nazionale.

La campagna elettorale

Proprio su questa articolazione di schieramenti – la Dc ottenne il 43,46% dei consensi, il Psiup il 26,06%, il Pci il 23,42%, il Pli il 3,88%, mentre il 3% dei consensi andò al raggruppamento di Concentrazione democratica – le formazioni in campo poterono scegliere i loro candidati per l’Assemblea Costituente: rappresentanti chiamati a conquistare larghe fette di elettorato secondo tradizioni di lungo periodo (addirittura con ascendenze pre-regime), così come formatisi nella comune e recente esperienza resistenziale, maturata però in diversi ambiti politici – dal mondo cattolico a quello socialista, dall’azionismo al comunismo.

E se da un lato pare permanere nelle dichiarazioni pubbliche una chiara convergenza unitaria delle forze democratiche ispirata all’esperienza antifascista, in realtà la pur breve campagna elettorale non è priva di asprezze. Un primo dato appare eclatante: il 2 giugno 1946 quelle elezioni consegnano un sorprendente risultato dell’Uomo qualunque – quarto partito della città con il 6,7% dei suffragi –, nonché una flessione, seppur in diversa misura, delle due maggiori formazioni, Dc e socialisti.

I bresciani

I padri costituenti eletti a Brescia furono i democristiani Stefano Bazoli (1901-1981), Laura Bianchini (1903-1983), Pietro Bulloni (1895-1950), Lodovico Montini (1896-1990), Enrico Roselli (1909-1964); con loro il comunista Aldo Caprani (1899-1947) e i socialisti Costante Bianchi (1908-1965), Oreste Bonomelli (1888-1974), Guglielmo Ghislandi (1887-1965) e Felice Vischioni (1898-1992).

Le loro biografie costituirono lo specchio della società locale di quelle stagioni: i men che quarantenni Enrico Roselli (in realtà nativo di Casale Monferrato ma uno dei fondatori della Dc bresciana e con brillante futuro nei Governi dei primi anni ’60) e il socialista Costante Bianchi, ingegnere, entrambi poi prematuramente scomparsi cinquantenni.

I più maturi

Quindi, i «politicamente» più maturi erano i cattolici Lodovico Montini, fratello maggiore del futuro papa Paolo VI e dalla vasta esperienza internazionale oltre che amico di De Gasperi, Pietro Bulloni, – il solo Costituente bresciano della cosiddetta «Commissione dei 75», organo incaricato di elaborare il progetto della Carta costituzionale –, i socialisti Oreste Bonomelli, già internato militare e rappresentante del mondo agricolo, Felice Vischioni, sindacalista e già esule antifascista in Francia, Guglielmo Ghislandi, mutilato della Grande guerra, incarcerato durante la Rsi e sindaco di Brescia in carica, e il comunista Aldo Caprani, anche lui esule politico in Francia, scomparso 48enne nell’agosto 1947 durante i lavori assembleari.

L’unica donna

Ancora, due figure di spicco del mondo cattolico bresciano: il 45enne Stefano Bazoli, di nota famiglia, avvocato e giovanissimo vedovo di Bice Folonari, attivo durante la Resistenza; Laura Bianchini, una fra le sole 21 donne elette in Assemblea (per inciso dieci insegnanti, tre casalinghe, due operaie, una artigiana, una chimica, una sindacalista, una giornalista e un’ispettrice del lavoro). Laura – in casa sua si tengono le riunioni del Cln cittadino e collabora al periodico partigiano «il ribelle» – è eletta con un numero inimmaginabile di preferenze, ben 30.716.

È lei, insegnante dal carattere forte, formatasi a Roma nel gruppo che prende il nome de «Comunità del porcellino», sempre pronta a discutere con Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, Giorgio la Pira e Amintore Fanfani. Di cosa? Della ricostruzione morale e civica del Paese come base di una pacificazione vera e duratura, poiché – sono parole sue – «Chi può negare che non sia sospesa sul mondo una costante tentazione di fascismo?».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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