Cronaca

Incentivi ad avvocati per rimpatri, Camera penale e Anm: «Ferma contrarietà»

Il nuovo decreto sicurezza approvato al Senato contiene un emendamento che ha fatto discutere. Abbiamo chiesto un parere a Stefano Verzeletti, presidente della Camera Penale di Brescia, e ad Andrea Gaboardi, presidente della sezione bresciana dell’Anm
Il tribunale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
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Qualcuno parla di «aberrazione giuridica», altri sostengono che sia «incostituzionale». Una cosa però è certa, dopo i dissidi del referendum sulla giustizia, ora magistrati e avvocati sono d’accordo. Ma qual è la questione che li ha uniti nella protesta? È un emendamento della maggioranza al nuovo decreto sicurezza che è stato approvato dal Senato venerdì 17 e che da martedì sarà in aula alla Camera per l’ok definitivo. 

La modifica al testo ha introdotto una novità che ha immeditamente scatenato una discussione molto accesa. Parliamo di una misura che prevede un incentivo economico di circa 615 euro per gli avvocati che assistono i migranti per i rimpatri volontari. 

L’attacco del centrosinistra alla maggioranza di Governo non si è fatta attendere. «È un decreto che piega la funzione dell'avvocato, mette in discussione l'indipendenza della difesa e, insieme alla restrizione del gratuito patrocinio, rende più fragile il diritto di difesa dei più vulnerabili. Questa non è sicurezza. È un arretramento delle garanzie costituzionali. Per queste ragioni insistiamo e chiediamo con forza che questo decreto non venga convertito», ha detto il capogruppo del Pd in Senato Francesco Boccia. 

Avvocati e magistrati

Ma sul tema non sono intervenuti solo gli esponenti politici. Nello scontro, infatti, sono finiti anche il Consiglio nazionale forense, l’Associazione nazionale magistrati e le Camere Penali e Civili.  Il Consiglio, chiamato in causa dalle opposizioni parlamentari, ha replicato in maniera secca: «Non siamo mai stati informati, né prima della presentazione dell'emendamento, né durante il suo iter parlamentare, né dopo la sua approvazione». E ha poi chiesto in maniera categorica che «il Parlamento intervenga per eliminarne ogni coinvolgimento, sottolineando che le attività previste non rientrano tra le proprie competenze istituzionali», mentre il sindacato degli avvocati, rappresentato dall'Organismo congressuale forense, lancia la mobilitazione. 

«Esprimiamo il nostro sconcerto, condividendo le preoccupazioni espresse dal mondo dell'avvocatura in merito alle novità introdotte dal decreto Sicurezza durante l'esame parlamentare. Il riconoscimento di incentivi economici connessi all'esito della procedura di rimpatrio volontario dei migranti e le limitazioni all'accesso al patrocinio a spese dello Stato in caso di impugnazione dei provvedimenti amministrativi di espulsione dello straniero pongono questioni che mettono a rischio l'effettività della tutela giurisdizionale». È invece il commento della Giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati.

Camera Penale di Brescia

Sulla stessa linea anche Stefano Verzeletti, presidente della Camera Penale di Brescia, che definisce la norma «palesemente incostituzionale e deontologicamente irricevibile». Secondo Verzeletti, il provvedimento restituisce un’immagine distorta della figura dell’avvocato, ridotto a «mero esecutore delle politiche governative» su un tema complesso come quello dei fenomeni migratori. Un’impostazione che, a suo avviso, contrasta con la natura stessa della professione forense: «Il difensore ha un solo mandato, quello di tutelare a 360 gradi il proprio assistito. Non può prestarsi a dare esecuzione ai desideri politici della maggioranza di turno».

Il punto più critico resta il legame tra compenso e risultato. «Prevedere un incentivo economico connesso all’esito del rimpatrio rischia di entrare in conflitto con il diritto di difesa», osserva Verzeletti, ribadendo come questo meccanismo sia in contrasto con i principi che l’avvocatura cerca di affermare quotidianamente. Da qui anche la convinzione che la norma possa avere una tenuta costituzionale molto fragile. «Così com’è formulata – aggiunge – è difficilmente compatibile con i principi costituzionali e con le regole deontologiche».

Verzeletti sottolinea inoltre la mancanza di confronto con le categorie coinvolte: «Per quanto ci consta, né l’avvocatura né la magistratura sono state coinvolte in alcun modo». Una scelta che rafforza, secondo il presidente della Camera Penale, l’idea di un intervento esclusivamente politico. «Il tema dei fenomeni migratori è estremamente complesso e spesso viene utilizzato per cercare consenso elettorale. Il rischio è che si adottino misure simboliche, che però incidono sui diritti fondamentali».

Infine, il presidente esprime fiducia nella reazione della categoria: «Voglio credere che nessun avvocato sia disposto a svendere le ragioni del proprio assistito per un compenso, a prescindere dall’entità. Conoscendo la realtà bresciana, sono convinto che la risposta sarà ferma e di opposizione a questa norma».

Anm Brescia

Critica netta anche da parte della magistratura. Andrea Gaboardi, presidente della sezione bresciana dell’Associazione nazionale magistrati, esprime «ferma contrarietà» sia alle limitazioni al gratuito patrocinio per gli stranieri che impugnano i provvedimenti di espulsione (sulle quali anche Verzeletti ha manifestato disappunto), sia alla previsione di incentivi economici per gli avvocati legati all’esito del rimpatrio.

Misure che, secondo Gaboardi, rischiano di «pregiudicare l’effettività della tutela giurisdizionale» proprio a danno dei soggetti più vulnerabili, comprimendo in modo significativo l’accesso alla giustizia e il diritto di difesa. Particolarmente critico il passaggio sul compenso ai legali, che introduce – osserva – una logica per cui si finisce per «premiare l’insuccesso della strategia difensiva», configurando di fatto una forma di patrocinio infedele. Una previsione che rappresenta «un’offesa alla dignità del difensore», ridotto a professionista al servizio delle politiche governative anziché primo garante dei diritti individuali e della legalità processuale.

Un’impostazione che, sottolinea, contrasta apertamente con quanto previsto dall’articolo 24 della Costituzione, che tutela il diritto di difesa in modo pieno ed effettivo e presuppone l’assenza di qualsiasi forma di condizionamento su chi è chiamato ad assicurarlo.

Il sistema Giustizia

Gaboardi allarga poi lo sguardo anche al funzionamento complessivo del sistema giustizia, esprimendo forte preoccupazione per le possibili «gravi disfunzioni» che potrebbero derivare dall’entrata in vigore di alcune riforme già approvate. In particolare, richiama l’introduzione della collegialità per le ordinanze del gip in materia di custodia cautelare in carcere e l’ampliamento delle competenze del giudice di pace nel settore civile, interventi che – a fronte degli attuali limiti di organico – appaiono difficilmente sostenibili.

Un quadro che rischia di aggravarsi ulteriormente con le misure previste per l’adeguamento al nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, che ipotizzano l’istituzione di sezioni «stralcio» dedicate allo smaltimento dell’arretrato in materia di protezione internazionale, stimato in circa 130mila procedimenti a livello nazionale. Se attuate senza un adeguato rafforzamento degli organici, avverte Gaboardi, queste soluzioni potrebbero sottrarre risorse alla giustizia ordinaria, con il rischio concreto di rallentamenti fino alla paralisi, soprattutto nel settore civile.

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