Economia

Casasco: «Sì alla deroga al patto di stabilità ma serve una strategia»

Il deputato di Forza Italia: «Ok a una manovra moderatamente espansiva, in settori ben definiti, senza esagerare nella creazione di nuovo debito pubblico, e soprattutto inserita in un progetto più articolato e globale»
Il deputato di Forza Italia Maurizio Casasco
Il deputato di Forza Italia Maurizio Casasco
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Una deroga del patto di stabilità può servire, purché questa operazione «sia una manovra moderatamente espansiva, in settori ben definiti, senza esagerare nella creazione di nuovo debito pubblico, e soprattutto inserita in un progetto più articolato e globale». Il sì che arriva da Maurizio Casasco, deputato di Forza Italia e responsabile del dipartimento economico del partito, non è un assenso tout court ma una ragionata analisi sui benefici, e anche sui potenziali costi, di una sospensione della regola europea del 3%.

Onorevole, innanzitutto qual è lo stato di salute dei conti italiani?

Questo governo ha avuto grandi meriti nel tenerli in ordine, riducendo al contempo il debito pubblico. Lo spread è stato ridotto a un terzo, l’inflazione è sotto la media europea e abbiamo ottenuto miglioramenti da tutte le agenzie di rating. Tutto ciò ha permesso anche possibilità di crescita, compatibilmente con le situazioni geopolitiche, ottenendo anche una stabilità dei mercati e attrattività per investimenti nazionali e stranieri.

Reputa quindi possibile una manovra espansiva anche senza deroga al patto di stabilità?

Innanzitutto occorre, prima di fare proclami, attendere domani, quando conosceremo i dati Istat ufficiali. Se saremo sotto il 3% potremo già muoverci per investire in una manovra più espansiva. Se invece sforeremo di qualche “zero virgola”, e dovesse perdurare la situazione di criticità geopolitica, allora si potrebbe pensare a una deroga. Senza però esagerare, avendo già l’Italia uno dei debiti più alti d’Europa e dovendo restituire anche oltre 120 miliardi di Pnrr. E non dimentichiamoci i 210 miliardi del 110%, che quest’anno valgono 40 miliardi.

Quali sono gli ambiti prioritari sui quali investire?

Bisogna intervenire in settori specifici e cioè sanità, difesa, intesa come infrastrutture e servizi, e ricerca e innovazione ad alto valore tecnologico per l’industria. Ma la manovra non può prescindere da un ragionamento di riforma più ampio che interessa l’Europa.

Cosa intende?

Fare debito può essere utile solo se questo è mirato a settori strategici e accompagnato da una visione industriale precisa volta alla competitività. Una proposta alternativa alla deroga potrebbe essere un nuovo quantitative easing per una nei tre ambiti sopra citati. Serve inoltre una sospensione immediata del Green Deal, a partire dall’Ets per almeno un anno. In parallelo va rivisto il meccanismo della Cbam, valutando una sospensione o una revisione. Altri nodi cruciali sono il monitoraggio dei tassi di cambio e il credito, per abbattere i tassi e facilitando l’accesso ai finanziamenti per imprese e famiglie. Infine servono scelte rapide e meccanismi decisionali più efficienti, superando il vincolo dell’unanimità. Perché senza un intervento globale e rapido lo sforamento non serve a nulla, essendo solo debito fino a se stesso.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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