Opinioni

La salute del papa in un mondo nel caos

Oggi, ancora meno di prima, la salute del pontefice non è solo una questione interna alla chiesa: fa capire la fragilità delle forze impegnate a gestire i rapporti con l’America, ma non solo
Massimo Faggioli

Massimo Faggioli

Editorialista

Papa Leone ha annunciato di avere un nodulo a un polmone - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Papa Leone ha annunciato di avere un nodulo a un polmone - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Papa Leone XIV verrà operato nei prossimi giorni per un nodulo al polmone: «Durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire, e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo».

Il papa stesso ha dato la notizia, senza alcun preavviso, dalla finestra del Palazzo Apostolico, alla fine dell’Angelus domenicale. Il Vaticano ha successivamente comunicato che il papa si sottoporrà a un intervento chirurgico nei primi giorni della settimana, con una degenza prevista di una settimana.

Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha riferito ai giornalisti che l’operazione avrà luogo all’inizio di questa settimana presso il Policlinico Gemelli di Roma. Il pontefice dovrebbe rimanere ricoverato per circa una settimana e questo comporterà la cancellazione di tutti gli impegni previsti per i prossimi giorni.

Tra questi figura la Messa conclusiva di un incontro internazionale sulla famiglia, organizzato in occasione del decimo anniversario della pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris laetitia di papa Francesco, alla presenza dei presidenti delle conferenze episcopali riuniti in Vaticano.

Almeno per il momento non si prevede che l’imminente intervento chirurgico impedisca il viaggio in Sud America programmato dal 6 al 17 novembre.

Elemento di incertezza

Da quando il papato ha acquisito una rilevanza politica internazionale, nell’ultimo secolo e mezzo circa, la salute del papa è sempre stata una variabile indipendente rispetto al ruolo della Santa Sede. Questo imprevisto nel pontificato di papa Prevost, eletto in età ancora giovane (69 anni) rispetto ai predecessori, aggiunge un altro elemento di incertezza: per le speranze non solo dei cristiani che vedono in Leone XIV l’araldo per l’annuncio del Vangelo, ma anche di tutti coloro che hanno colto nella parola del papa oggi la difesa di un’idea di unità e pace nella famiglia umana. Si tratta infatti del primo problema di salute del pontefice settantunenne, che giunge in un contesto internazionale particolarmente grave, con concreti rischi di allargamento delle guerre in Europa e in Medio Oriente (dove sabato un bombardamento nell’aeroporto della capitale dell’Arabia Saudita ha fatto dodici morti).

Nelle ultime settimane papa Leone aveva dovuto riprendere in mano la questione americana. Grazie al sostegno di Leone XIV, la chiesa cattolica negli Usa è diventata una delle poche voci dissenzienti rispetto al cambiamento di regime tentato dal trumpismo. Sul piano internazionale, l’ultimo incidente nelle relazioni tra Vaticano e Stati Uniti è stato causato dall’intenzione del Segretario alla difesa (o «alla guerra», come preferisce essere chiamato) Pete Hegseth di trasmettere in diretta streaming l’esecuzione di Nidal Hasan, l’uomo che nel 2009 uccise 13 persone nella base militare di Fort Hood. Dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, e dai messaggi di Leone XIV sui social media è giunta una risposta inequivocabile contro questo tentativo di ridurre i cittadini a voyeur e la giustizia a vendetta. Ma in America, i pastori protestanti vicini a Trump (come Doug Wilson e Robert Jeffress) hanno sostenuto la proposta di Hegseth.

Il rapporto con Trump

È di questi ultimi giorni anche l’aggravarsi del divario tra la visione del mondo del Vaticano e quella dell’amministrazione Trump. Il discorso tenuto dal Segretario di Stato americano, Marco Rubio (cattolico) ad Atene il 7 ottobre delinea la «narrazione di civiltà» della nuova destra nazionalista americana: il tentativo di assorbire e controllare il cristianesimo all’interno del mondo occidentale, che per Rubio significa gli Stati Uniti e i suoi devoti alleati. Il contrasto con il discorso europeista di Leone XIV del 28 settembre a Metz è netto. In Rubio vi è la proiezione sul piano geopolitico di un’equazione tra il cristianesimo e l’immaginario morale del mondo «America First»: un’idea che non è solo monopolio di Donald Trump ma della nuova destra – anche cattolica – del paese di origine del papa.

Paradossalmente, è durante il pontificato del primo papa dagli Stati Uniti che l’Atlantico si è fatto più largo e che il Vaticano sta cercando di salvare il cristianesimo dal rischio di diventare – ancora una volta – uno strumento nelle mani di un impero e di un regime, quello trumpiano, forse agli sgoccioli.

La salute del papa non è, e oggi ancora meno di prima, solo una questione interna alla chiesa. Ci fa capire la fragilità delle forze impegnate a trattenere l’America e il mondo da un’ulteriore discesa nel caos.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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