I giochi di guerra stanno investendo sempre più a fondo le economie mondiali e terremotano le relazioni internazionali riscrivendo gli stessi contenuti della pace invocata. Più soldi per gli armamenti a discapito di chi e che cosa?
Non è possibile che tutto avvenga in modo indolore. La sicurezza, non garantita da terzi per loro interessi praticati che giustificano le spese effettuate, va pagata da chi si sente chiamato a realizzarla in proprio. La logica che il fatto compiuto, da chi detiene la potenza militare, è la regola aurea del riposizionamento delle singole pedine sulla scacchiera globale, sacrificando le une per privilegiarne altre, cambiandone la stessa natura e quindi la funzione, pone in orizzonti innovativi le scadenze del diritto internazionale. Affermo la mia primazia, poi tratto i contenuti del nuovo accordo, minacciando di ricorrere nuovamente a guerre militari ed economiche se non assecondi la ridefinizione. E il sistema globale investe il modo di fare personale, legittimandolo quale condizione esistenziale diffusa.



