La condivisione come ricetta per depotenziare la crisi

La guerra scatenata da Donald Trump in Medio Oriente sta mettendo a dura prova il sistema economico globale. Le ricadute negative che si registrano in gran parte del mondo iniziano a manifestare effetti anche del nostro Paese. Oltre ciò che inizia a delinearsi sul fronte del caro energetico è sempre più evidente come l’intero sistema economico manifesti segni di difficoltà legati anche all’incertezza che ormai domina i mercati e, conseguentemente, le imprese che nei mercati operano.
Banca d’Italia, ad esempio, stima una crescita del tasso di inflazione nell’anno dal 1,5-7 al 2,6% (la stima dell’ufficio parlamentare di Bilancio è peggiorativa). Con riferimento al Pil le previsioni di vari centri studi lo avvicinano allo 0 per l’anno in corso. Anche sul fronte del lavoro, dopo periodi di ottimismo si iniziano ad indicare lievi peggioramenti sia sul fronte della disoccupazione sia su quello degli occupati (due parametri che differiscono in quanto valutano campioni diversi).
Il rallentamento degli ordini associato al costo dei rifornimenti, dei servizi, e di tutto ciò che sinteticamente chiamiamo supply chain, inizia a manifestare effetti che qualcuno associa agli indici recessivi tanto temuti a livello macroeconomico. Allo stesso tempo, la frenata sulla discesa dei tassi di interesse e i primi evidenti segni di ribaltamento della curva che li rappresenta, stanno portando ad attese negative anche sul fronte dei flussi finanziari. L’anomala situazione borsistica palesa, a sua volta, chiari segni di predominanza dei fenomeni speculativi che storicamente, si associano e alimentano fasi di grande instabilità in campo economico.
Sul fronte governativo, gli allerta che, sistematicamente, il ministro Giorgetti lancia non trovano attenzione adeguata sia nella presidente del Consiglio, che invece tende a rassicurare un po’ ottimisticamente sul futuro sia, soprattutto, del leader del partito di cui il ministro fa parte che sembra avere sposato di nuovo, una politica movimentista che porta a richieste economiche non compatibili con lo stato dell’arte ponendosi in palese contrasto con la posizione europeista che il ministro dell’Economia, invece, utilizza per sollecitare interventi riequilibratori da Bruxelles. La dialettica nella maggioranza rischia di generare un pericoloso stallo anche nel necessario confronto tra governo opposizioni (a loro volta chiaramente orientate a sostenere iniziative più di tipo promozionale che programmatorio) e con le forze economiche e sociali.
Sono questi entrambi fronti sui quali oggi servirebbe aprire tavoli di confronto in grado di offrire prospettive di collaborazione responsabile. Incontri orientati a sostenere, senza strappi, una crisi che potrebbe generare effetti molto difficili da recuperare se non gestiti con grande senso di responsabilità condivisa. Il rischio che si sta correndo in queste settimane è quello legato agli effetti duraturi che l’inerzia finirebbe per causare. L’ultima cosa che oggi sarebbe d’aiuto per il Paese sarebbe il presentarlo disunito di fronte al governo della UE, dove un confronto tra avversari e sostenitori della regia comunitaria rischierebbe di collocarci ai margini delle prevedibili trattative che il perdurare della crisi andrà ad aprire.
La necessità di agire subito è anche legata a due fattori apparentemente lontani tra di loro. Il primo è quello che indica nella seconda metà del 2027 il periodo nel quale (fermandosi oggi gli scontri sul campo) l’economia globale potrà operare in un contesto di nuovo stabilizzato, il secondo che ricorda come negli stessi mesi si dovranno celebrare le elezioni politiche in Italia. Affrontare una fase di stabilizzazione macroeconomica nel bel mezzo di una lunga campagna elettorale rischierebbe davvero di minare a lungo i pilastri del nostro sistema economico. Procedere, senza indugi, nel definire lo stato dell’arte e nel cercare soluzioni (il più condivisibile possibili) sicuramente darebbe maggiori garanzie al futuro che lasciare che le schermaglie di questi giorni abbiano il sopravvento.
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