A Heathrow s’infiammano i timori di Londra verso Mosca

Interruzioni al traffico aereo causati da incidenti e mancanza di sicurezza agli impianti possono capitare in qualsiasi Paese. Nel 2015, per esempio, un banale incendio in un punto di ristoro del Terminal 3 a Fiumicino causò la chiusura dell’area ed enormi problemi al traffico aereo in Italia e nel Mediterraneo.
Una circostanza molto simile si è verificata venerdì scorso nell’aeroporto londinese di Heathrow, dove l’incendio di una sottostazione elettrica che serviva la struttura ha causato la cancellazione o il ritardo di centinaia di voli e la chiusura dell’aeroporto stesso per tutto il giorno, con ripercussioni anche nei voli di sabato. Il Ministro dell’Energia del governo laburista, Ed Miliband, ha ordinato una indagine sulla vicenda, volendo capire le ragioni dell’incendio e acquisire lezioni applicabili alla sicurezza futura di un aeroporto che è un hub cruciale per i collegamenti globali da e per l’Europa.
Ciò che, però, appare degno di rilievo è che, quasi subito, l’eccezionalità del caso e l’inspiegabilità di esso hanno attratto l’attenzione del MI5 (i servizi segreti del Ministero dell’Interno). Le voci che quanto accaduto potesse essere stato causato da terroristi sponsorizzati dal Cremlino sono subito circolate, per quanto poi smentite. La reazione non deve sorprendere e per tre motivi.

In primo luogo, è un dato di fatto che l’incendio ha tutti i tratti distintivi del terrorismo di stato russo, una forma ibrida di guerra che imperversa in Europa da qualche anno. Di recente sono aumentati gli attacchi sponsorizzati da Mosca contro i sistemi di trasporto (treni, veicoli e aerei), obiettivi governativi (basi e funzionari militari), infrastrutture critiche (oleodotti, cavi in fibra ottica sottomarini e rete elettrica) e le industrie della difesa. Tali azioni sono state compiute, per il 35%, con esplosivi e mezzi incendiari; per il 27% con strumenti contundenti o affilati come ancore usate per tagliare cavi in fibra ottica sottomarini; per il 15% con attacchi elettronici; e per l’8% con la militarizzazione di immigrati clandestini.
If Russia was behind Heathrow fire, is that an act of war?https://t.co/XHeoXcCqI0
— The Telegraph (@Telegraph) March 22, 2025
In secondo luogo, l’8 marzo, un tribunale britannico ha condannato tre bulgari accusati di essere spie al soldo di Mosca, incaricate di uccidere un giornalista dissidente russo. Una sanzione che pare aver provato l’esistenza di una rete di agenti nemici impegnati a sovvertire la stabilità della società britannica e che potrebbe essere plausibilmente ritenuta una ragione di una possibile vendetta da parte di Mosca.
In terzo luogo, la paura e l’ostilità anti-russe rientrano nella tradizione politico-culturale britannica. Fin dal XIX secolo, nel Regno Unito gli emigranti russi (in realtà spesso ebrei polacchi che fuggivano dalle persecuzioni in Russia) erano guardati con sospetto, perché poveri che si ammassavano in quartieri già degradati come Spitalfields e Whitechapel (i luoghi di Jack lo Squartatore); mentre la Russia zarista, prima, e l’Unione Sovietica, poi, apparivano come pericolose competitrici globali, per le loro ambizioni in Europa, nel Mediterraneo e nel sub-continente indiano, dove la potenza imperiale britannica era diffusa.
Se anche le accuse contro i Russi per l’incendio di Heathrow dovessero dimostrarsi prive di fondamento, la politica anti-russa adottata dai governi britannici in Ucraina servirà, certamente, a tenere alta la tensione con Mosca negli anni a venire.
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