Alla creatività degli imprenditori serve il supporto di Italia e Ue

L’interesse suscitato dalla ricerca dell’Università cattolica e Confindustria Brescia relativamente all’individuazione di un indicatore sulla capacità produttiva del sistema economico industriale bresciano è sicuramente giustificato. Tradurre in termini quantitativamente confrontabili e giustificabili aspetti che fotografano l’economia così come qualsiasi altra attività umana, è certamente importante ed utile.
Il dato in sé si presta a numerose considerazioni. Iniziamo da un primo più che evidente elemento di criticità: che la capacità produttiva del nostro sistema industriale stia rapidamente crollando è matematicamente evidente da anni in tutte le statistiche che vari istituti di ricerca hanno via via pubblicato. Il trend, che si voglia leggere a livello nazionale o locale, esplicita una prospettiva chiara sul futuro del nostro modello economico. Possiamo però parlare di de industrializzazione o per trarre giudizi dobbiamo con più attenzione analizzare i dati e il trend associandoli ad altri elementi che fotografano la realtà economica italiana?
L’indice della capacità produttiva, come giustamente indicato nella premessa della ricerca, nasce dalla correlazione tra più fattori e questo va tenuto in considerazione. Ad esempio, non va dimenticato che la provincia bresciana negli ultimi cinque anni, anche per effetto dell’utilizzo dei fondi del Pnrr, ha investito quasi l’1% del proprio Pil in infrastrutture di servizi, ambito dove l’efficienza e la produttività erano già considerevoli, anche in termini di contributo al Pil locale, prima di questo periodo.

Naturalmente è importante riflettere sull’equilibrio tra investimenti «industriali» e di altra natura per garantire a un territorio un adeguato e coerente sviluppo, ma che il capitale possa distribuirsi, quindi investire, in modo diversificato non è di per sé un elemento negativo. Questo aspetto va sostanziato anche ricordando come la massa degli investimenti in impianti (sostituzioni di impianti obsoleti, revamping etc) per le aree industriali rilevanti, abbia mantenuto in questi anni un trend stabile, seppure con alti e bassi legati anche alle leve di politica industriale nazionali ed europee.
Possiamo dire che, la vocazione industriale, non sia venuta meno anche se più focalizzata su determinate aree manifatturiere ed associata a sviluppi economici in determinate attività industriali. Ricordiamo infatti, come attraverso una sorta di selezione guidata, la provincia bresciana mantenga livelli d’eccellenza nel campo della metallurgia e siderurgia avanzata, nella meccanica e meccatronica, nella robotica e automazione, nella componentistica di precisione, nella rubinetteria e valvolame solo per citare alcune aree di competenza riconosciute al settore industriale bresciano.
A ben vedere la sfida deve proprio orientarsi, sul fronte industriale, proprio nel cercare un equilibrio tra eccellenze e ambiti meno sostenuti da processo innovativi. Inoltre, va sottolineato come un percorso virtuoso per lo sviluppo dovrà sempre orientarsi verso l’integrazione tra eccellenze industriali e nuove opportunità legate al mondo della tecnologia digitale e informatica. Anche su questo fronte sarà opportuno riflettere sull’importanza che politiche di sviluppo non siano solo lasciate alla creatività imprenditoriale, che certamente non manca da queste parti, trovando sostegno nelle politiche che Stato e Comunità europea devono rapidamente mettere a terra.
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