Non passa giorno che non si sentano ipotizzare scadenze elettorali prossime venture. Affacciate e poi smentite. Oltre alle divisioni trasversali sulla legge elettorale con cui affrontarle, si impone l’incertezza sulla composizione degli opposti schieramenti e sugli obiettivi di ciascuno degli aspiranti protagonisti. Quindi sulla data più conveniente per farle convocare.
Il destra centro è alle prese proprio con la natura del suo essere coalizione vincente, oggi e domani. Meloni punta a confermarsi quale asse portante indiscusso, perché primo partito dello schieramento che consente a tutti di sedere al tavolo dei vincitori. E qui si scontra con ambizioni e timori dei suoi principali alleati. Quanti voti raccolgono?
La Lega è chiamata alla sfida, identitaria e numerica, portatale, al suo interno, dal nascente partito concorrente di Vannacci e dalla necessità di marcare autonomia ed identità rispetto a Fratelli d’Italia. Quindi pone l’acceleratore sulle sue richieste più identitarie in politica interna ed internazionale. I distinguo si fanno quotidiani e impegnano in mediazioni continue. Dai contenuti alle date.
Forza Italia è alle prese con la riscrittura del suo ruolo politico complessivo di centro motore moderato. Incompatibile con un comportamento al traino delle scelte e delle azioni di Fratelli d’Italia. Un intendimento che coinvolge altre forze partitiche presenti e partecipi dello scenario complessivo. Inevitabile suscitare interrogativi sulla natura della coalizione della quale sarà parte. L’attuale modificata nei rapporti, oppure un’altra innovativa?
Anche Fratelli d’Italia ha le sue tribolazioni intestine. La bocciatura del referendum sulla modifica della giustizia ha aperto interrogativi sul personale politico affermatosi in questi anni di guida del governo e riproposto le diversità lì confluite per farne il maggior partito nazionale. Dalla Meloni comunque vincente a quella che può anche perdere, proprio perché non riesce più a fare sintesi riconosciuta delle specificità.

Il Campo Largo litiga sul se e come può essere realmente tale nel voto politico generale e su chi ne può essere l’attore principale, che distribuisce le carte agli altri partecipanti. Nel Pd la Schlein deve misurarsi con la parte che ha subito la sua elezione a segretario, ma non vuole soccombere alla sua impostazione. Si semplifica facendo il nome delle elaborazioni che hanno il volto di Prodi. Il problema è più radicale: cosa è il Pd oggi e cosa vuole essere domani, per candidarsi a guidare l’alternativa di governo alla Meloni?
Conte aspira a sfilare il posto di pilota della competizione al Pd, giocando oltre i reticolati partitici e ottenendo così una posizione che il M5S in quanto tale non gli può assicurare. Il Pd, della Schlein o di altri che siano, glielo può consentire? Abdica ad un primato politico?
L’intreccio tra politica estera comunque innovativa e situazione economica precaria complessiva detterà le sue priorità, decidendo quando e chi è in grado di pilotare la navigazione in un mare agitato che non farà sconti a nessuno. Poi c’è la partita degli scandali, ma questi sono un altro capitolo, amaro, della vicenda.



