Opinioni

Il fascino e l’affascinare, preziose abilità per chi insegna

Affascinare vuol dire attrarre non sedurre, avvicinare chi parla a chi ascolta, chi trasmette a chi riceve. Significa creare una relazione avvincente, stimolare l’attenzione e costruire un legame
Un'aula scolastica
Un'aula scolastica

In questi giorni si parla molto di scuola, anche per il recente Decreto governativo che definisce la percentuale di migranti nelle classi. Sarà importante parlare di misure organizzative, ma nella scuola multietnica bisognerebbe anche promuovere rinnovate competenze educative e modalità di insegnamento più coinvolgenti.

Una di queste è l’arte di affascinare, che vuol dire usare il fascino nella relazione educativa in quanto capacità empatica e abilità comunicativa. Per la verità la fascinazione ha suscitato sempre una reazione di rifiuto perché intesa come atto manipolatorio. Ma non è così. Affascinare vuol dire attrarre non sedurre, avvicinare chi parla a chi ascolta, chi trasmette a chi riceve. Significa creare una relazione avvincente, stimolare l’attenzione e costruire un legame.

E chi insegna dovrebbe essere capace di incantare, creando una corrente emozionale che unisce e conquista fiducia. Il fascino è l’impronta di chi lascia segni, e cioè insegna. Non per nulla Carl Gustav Jung spiegava perché da grandi, nel ricordare gli insegnanti della vita, ci accorgiamo che «la nostra gratitudine va soprattutto a quelli che hanno toccato la nostra sensibilità umana», dotati di «calore» in quanto «elemento vitale che fa crescere la pianta e l’anima del bambino».

L’affascinare è competenza educativa che attiva la curiosità insieme a una serie infinita di sensazioni che fanno sentire felici, ispirati, allegri, meravigliati a un punto tale da farci «innamorare» non di chi insegna, quanto di quello che ci viene insegnato. Il fascino, dicono le neuroscienze, è l’emozione più potente che il cervello si aspetta, perché attiva la motivazione e serve per trattenere parole, immagini, stati d’animo.

È un «incanto», cioè lascia incantati, ma non incatena l’altro togliendogli il pensiero e la volontà, è piuttosto la bellezza che ci cattura. Gli studi di psicologia ci dicono che il fascino è un’emozione estetica che infonde benessere, attiva le aspettative e il desiderio. Ciò che ci affascina attira e ci spinge ad andare oltre nella ricerca, ovvero ci dà energia per esplorare quello che non conosciamo. Cose che a scuola sono fondamentali in quanto hanno a che fare con la curiosità e l’amore per il sapere.

E poi quello che ci affascina offre sicurezza e fiducia e il sentirsi affascinati ci mette in connessione profonda con chi ci affascina. Il saper affascinare dovrebbe allora essere un’abilità di chi insegna, capace di scatenare sorpresa e meraviglia, che sono il motore della creatività.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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