La non belligeranza italiana stride con il coinvolgimento nel conflitto

L’Italia, lo ha chiarito la presidente del Consiglio, non entrerà in questa guerra. Che l’intendimento di Roma sia non partecipare alle operazioni di attacco israelo-statunitensi all’Iran è chiaro. Che il nostro Paese non sia invece coinvolto a qualche titolo in questo conflitto potenzialmente devastante è invece difficile da sostenere con altrettanta fermezza. Anche se il diritto internazionale non gode di buona salute, sono proprio le sue norme che farebbero divenire l’Italia bersaglio «legittimo» per gli iraniani, se questi ritenessero che le nostre Forze armate contribuiscono in qualche modo all’aggressione.
Basti pensare alle missioni dei grandi droni da ricognizione MQ-4C Triton che decollano da Sigonella: Flightradar li segnala sinora in rotta sul Mar Nero, ma se volassero sull’Iran è evidente che lo scopo sarebbe acquisire obiettivi, configurandone così la postura offensiva.
Lo stesso non si può dire per gli F16 CM del 31° Flight Wing dell’Usaf di stanza ad Aviano: i caccia (specializzati nella soppressione di difese radar) si sono infatti trasferiti nel Golfo prima degli attacchi e quindi, tecnicamente, non muovono dall’Italia. Sigonella e Aviano, comunque, si trovano al limite del raggio d’azione dei missili iraniani e ciò li mette forse abbastanza al sicuro, ma non certo da attacchi asimmetrici (terroristici).
Sotto tiro è invece la nostra Aeronautica impegnata nella missione «irachena» Prima Parthica dalla base kuwaitiana di Ali Al Salem, con 320 militari e due caccia Typhoon. La base è stata colpita tre volte dagli iraniani tra il 28 febbraio e il 5 marzo, con distruzione di alloggi, hangar e danneggiamento, dovuto a schegge, degli aerei (e già questo, in teoria, configurerebbe un attacco all’Italia): 239 militari sono stati trasferiti in Arabia, 81 sono rimasti in Kuwait.
Droni hanno colpito poi anche la base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove 300 militari italiani sono impegnati nell’addestramento dei Peshmerga curdi nell’abito della stessa missione Prima Parthica: nessun ferito fortunatamente tra i nostri soldati.
La Fremm (fregata multi missione) Martinengo è ora a protezione dell’isola di Cipro, le cui basi britanniche sono state prese di mira da droni Shaed, pare con sistema di guida russo Kometa-B che li rende più precisi: fa parte di un dispositivo europeo che comprende una fregata greca, una spagnola, una olandese, una tedesca, due francesi e un cacciatorpediniere britannico. Otto navi da guerra (più caccia F16 turchi e greci giunti sull’isola, oltre a una batteria Patriot greci sull’isola di Karpathos) senza contare la squadra della portaerei De Gaulle entrata nel Mediterraneo. Se i britannici decollando da Cipro entrassero in azione contro l’Iran anche navi, aerei e missili disposti a loro difesa diverrebbero bersagli «legittimi».

Nel Mar Rosso poi opera la Fremm Rizzo per la Missione Aspides e nel Mar Arabico la Fremm Bianchi, per la Missione Atalanta: pur nel raggio d’azione di alcuni missili per ora non paiono probabili obiettivi, ma potenzialmente sono dirottabili a protezione delle petroliere nello Stretto di Hormuz: missione pericolosissima, che configurerebbe a tutti gli effetti, visto che per Teheran il blocco dello Stretto è un’arma, la partecipazione al conflitto.
Ho avuto un colloquio telefonico con il Presidente del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani. Abbiamo espresso la più ferma condanna dell’attacco di un drone alla base italiana di Erbil, e concordato di tenerci in contatto per chiarirne le dinamiche. Ho ribadito la vicinanza… pic.twitter.com/ynlzwG0ok1
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) March 12, 2026
Lo stesso varrebbe per il sinora solo prospettato invio di una batteria di missili antiaerei Samp-T (che comporta la presenza di un centinaio di specialisti) a difesa dei Paesi del Golfo: la scarsa disponibilità di batterie (delle cinque del nostro Esercito due sono state donate all’Ucraina) e dei loro missili Aster 30 rimane un problema, anche perché le dieci batterie di nuova generazione ordinate per Esercito e Aeronautica sono solo in fase iniziale di consegna. Idem per i missili antiaerei spalleggiabili Stinger e i sistemi anti drone.
Qualunque decisione andrà perciò attentamente ponderata, con massima attenzione sia al quadro normativo internazionale sia alla postura che Roma intende assumere in questa situazione ad alto rischio: situazione che richiede come non mai univocità di intenti dei Paesi del Vecchio Continente, per i quali il diritto internazionale ha ancora, fortunatamente, dimensione sostanziale.
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