Opinioni

Londra sfida Mosca, la guerra ibrida entra nel cuore del Regno Unito

Con l’ok di Burnham all’Ucraina per la produzione di missili la minaccia russa si è rafforzata: nel mirino cavi e reti sottomarini
Lucio Valent

Lucio Valent

Editorialista

L'incontro a Kiev tra il premier britannico Burnham e il presidente ucraino Zelensky - Foto Epa/Stringer © www.giornaledibrescia.it
L'incontro a Kiev tra il premier britannico Burnham e il presidente ucraino Zelensky - Foto Epa/Stringer © www.giornaledibrescia.it

Ieri pomeriggio per la prima volta il primo ministro britannico Andy Burnham è entrato nell’Aula dei Comuni dopo l’arrivo a Downing Street il 20 luglio scorso. L’ex sindaco di Manchester è stato ministro della Cultura con Tony Blair, della Salute con Gordon Brown e in questi 42 giorni non ha mai parlato al Parlamento perché la Camera era sospesa già da quattro giorni prima che lui arrivasse al numero dieci. Nessun premier britannico entrante aveva mai aspettato tanto.

Nel frattempo la minaccia russa verso il Regno Unito si è fatta sempre più esplicita, al punto che Mosca il 21 luglio ha ritirato il proprio ambasciatore da Londra e da allora non lo ha sostituito. Il primo viaggio all’estero compiuto dal nuovo Primo ministro britannico, Andy Burnham, nei giorni scorsi ha avuto quale meta Kiev, a riprova della volontà di non mutare la politica estera di Starmer verso l’Ucraina e, indirettamente, la Russia.

Durante il viaggio il leader laburista ha promesso che sosterrà la causa ucraina presso tutti gli alleati, convinto che sia il modo migliore per aprire a un negoziato che, comunque, richiederà tempo, pazienza e, soprattutto, il sostegno degli Usa. Al contempo, Burnham ha concesso al governo ucraino la riproduzione su licenza di componenti del missile a lungo raggio Scalp, la versione francese dello Storm Shadow inglese, in grado di colpire in profondità il territorio russo.

La replica dei russi è stata immediata: Fedorov, un commentatore pro-Cremlino, ha avvisato che potrebbe esserci una reazione militare da parte russa contro il Regno Unito, mentre il portavoce di Putin, Peskov, ha sostenuto che i servizi di sicurezza russi stanno raccogliendo informazioni sui centri industriali che andranno a produrre i missili in Ucraina, pur non esprimendo minacce dirette al territorio britannico.

L'incontro a Kiev tra il premier britannico Burnham e il presidente ucraino Zelensky - Foto Epa/Stringer © www.giornaledibrescia.it
L'incontro a Kiev tra il premier britannico Burnham e il presidente ucraino Zelensky - Foto Epa/Stringer © www.giornaledibrescia.it

In verità, è improbabile, allo stato attuale, che i russi possano compiere attacchi diretti contro il Regno Unito. Piuttosto, da tempo circolano notizie circa la possibilità di attacchi non convenzionali e di guerra ibrida contro infrastrutture in risposta alla politica pro-ucraina di Londra: esse erano iniziate già ad aprile, a opera dell’allora Ministro della Difesa, John Healey, il quale aveva avvisato Mosca che le attività di navi russe attorno ai cavi e agli oleodotti sottomarini britannici erano note e monitorate; e che ogni tentativo di danneggiarli avrebbe provocato gravi conseguenze. Da agosto sono divenute più intense.

Le imbarcazioni coinvolte appartengono alla Direzione Generale per la Ricerca sugli Abissi (Gugi), un ramo specializzato delle forze armate russe che dipende direttamente dal Ministero della Difesa e separato dalla Marina russa. La Gugi gestisce sommergibili, navi di superficie e sottomarini specializzati, con missione principale la ricognizione e la raccolta di informazioni marittime, inclusa la sorveglianza di risorse navali straniere e la gestione di sistemi di sorveglianza subacquea.

È dal 2024 che la Nato sta monitorando le attività di mappatura da parte russa delle infrastrutture sottomarine occidentali; e sembra che tra dicembre 2025 e gennaio 2026 siano almeno sei i casi di sospetti sabotaggi ai danni di cavi elettrici e per le telecomunicazioni nel Mar Baltico tra Germania Finlandia, Svezia e i Paesi baltici con l’uso di ancore trascinate sul fondale. Dall’inizio dell’anno, inoltre, la Russia è andata intensificando le sue attività ibride quotidiane contro il Regno Unito e l’Europa, passando dai fondali marini al cyberspazio, prendendo di mira incessantemente infrastrutture critiche, processi democratici, catene di approvvigionamento e la fiducia pubblica.

Il presidente russo Vladimir Putin - Foto Epa/Petr Kovalev © www.giornaledibrescia.it
Il presidente russo Vladimir Putin - Foto Epa/Petr Kovalev © www.giornaledibrescia.it

Comunque, se Mosca riuscisse davvero a colpire le infrastrutture sottomarine che collegano il Regno Unito e l’Europa, è stato calcolato, il danno per l’economia britannica potrebbe avvicinarsi ai 65 miliardi di dollari, con conseguenze serie sia sul livello di vita della popolazione, sia sulla stabilità politica del paese, già messa a dura prova da una fragilità politico-partitica mai sperimentata dal 1859, cioè da quanto il sistema partito britannico vide scomparire i partiti Wigh e Tory, sostituiti da Liberali e Conservatori.

Detto ciò, il nuovo governo di Andy Burnham intende proseguire nella tradizionale politica anti-russa originata alla metà del XIX secolo: allora Londra governava l’India e San Pietroburgo era impegnata nell’espansione in Asia centrale, ed entrambe volevano imporre la propria influenza nell’area. Un antagonismo proseguito dopo il 1917, e malgrado l’alleanza nella Seconda guerra mondiale in funzione anti-tedesca, per l’irrimediabile ostilità ideologica: per decenni l’anti-spionaggio britannico fu impegnato a scoprire cellule di spie comuniste al soldo di Mosca nel Paese. In passato la politica anti-russa fu molto popolare presso l’opinione pubblica nazionale; forse lo è ancora oggi. Di certo essa comporta un certo grado di rischio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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