Opinioni

La grazia contesa e l’ombra di Vannacci

Il centrodestra è talmente infervorato per la questione del gioielliere Mario Roggero da indurre il ministro della Giustizia a prendere una iniziativa che lo ha portato a scontrarsi addirittura col Quirinale
Marco Frittella

Marco Frittella

Editorialista

Mario Roggero fuori dal carcere di Bollate - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Mario Roggero fuori dal carcere di Bollate - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il centrodestra è talmente infervorato per la questione del gioielliere Mario Roggero da indurre il ministro della Giustizia a prendere una iniziativa che lo ha portato a scontrarsi addirittura col Quirinale. La fretta di Nordio nell’annunciare di aver preso una iniziativa per la grazia a Roggero ha fatto scattare la reazione del Presidente della Repubblica che ha convocato al Colle il Guardasigilli e gli ha ricordato che la Costituzione assegna solo al Capo dello Stato il potere di grazia e che quindi anche tecnicamente l’annuncio non aveva fondamento.

Questo conflitto con Mattarella, che capita ancora una volta sul caso di una grazia come per la Minetti, dimostra come la vicenda Roggero sia già stata fagocitata da una campagna elettorale già avviata senza esclusione di colpi.

Il centrodestra spinge Mattarella alla grazia, raccoglie anzi firme di parlamentari e cittadini che la chiedono, addirittura Salvini annuncia che la Lega sta pensando ad una candidatura per il gioielliere, un po’ come ha fatto la sinistra per salvare Salis dal carcere ungherese. Insomma, una vera e propria sollevazione in nome della richiesta di sicurezza che sicuramente viene dal corpo elettorale. E allora capiamo che la presenza ogni giorno più ingombrante del generale Vannacci nel campo politico (è arrivato in poche settimane al 6,5 per cento e chissà dove arriverà) spinga il centrodestra a rincorrerlo, anzi quasi a prevenirlo, sui due punti elettoralmente più dolenti: la sicurezza nelle strade e gli immigrati.

Fa parte di questa dinamica l’allargamento progressivo delle maglie della «legittima difesa» che per Salvini è «sempre legittima» anche quando i giudici, sentenziando su Ruggero, la considerano una «illegittima vendetta». E rientra in tutto ciò il capitolo dei risarcimenti ai rapinatori cui il gioielliere è stato condannato: Giorgia Meloni ha ricordato con un tweet la norma appena varata (e naturalmente non retroattiva) col nuovo decreto sicurezza: «Tu mi aggredisci, io mi difendo e dovrei risarcirti? Non è giusto». I

nsomma, Vannacci è talmente un incubo per i partiti dell’attuale governo da mobilitare la più veemente reazione politica verso destra fino ad arrivare a scontrarsi con Mattarella. C’è chi ha notato che il richiamo quirinalizio al dettato costituzionale in caso di grazia sia anche un monito ai sostenitori della riforma del premierato considerata dai suoi detrattori, qualora fosse (stata) approvata largamente lesiva degli attuali poteri del Capo dello Stato. Ma qui si fa di più, in realtà: si anticipa una riforma che ancora non c’è e chissà quando vedrà la luce. Difficile pensare che Nordio, magistrato per ben quarantacinque anni, abbia semplicemente fatto una gaffe: non lo crede nessuno e lo testimoniano quelle durissime dieci righe del comunicato presidenziale dopo la convocazione del ministro.

Se così stanno le cose, se la partita è molto più ampia del singolo caso, forse sarebbe stato più prudente per il gioielliere non pronunciare quel rimbrotto a Mattarella per le grazie già concesse con il contemporaneo brusco invito «a mettersi una mano sulla coscienza».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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