Cronaca

Caso Roggero: tutta la storia del gioielliere entrato in carcere

Il 15 luglio la Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi per il commerciante che nel 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un altro. Arrivato nel penitenziario milanese di Bollate ha detto: «Penso di meritare la grazia»
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

Mario Roggero fuori dal carcere di Bollate - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Mario Roggero fuori dal carcere di Bollate - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Venerdì 17 luglio, poco dopo le 16.30, il gioielliere piemontese Mario Roggero è arrivato nel carcere milanese di Bollate. Il 15 luglio la Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi nei suoi confronti per aver ucciso due rapinatori che il 28 aprile 2021 avevano assaltato il suo negozio a Grinzane, in provincia di Cuneo. Alla condanna definitiva è seguita un’animata polemica politica, in particolare da parte di chi sostiene la legittimità del gesto di Roggero, giustificandolo come autodifesa.

Una vicenda su cui è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando si era diffusa la notizia che il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva avvisto il procedimento di concessione della grazia: una prerogativa, aveva ricordato il capo dello Stato al guardasigilli, che spetta solo al presidente della Repubblica. E mentre continua la polemica politica, la moglie di Roggero ha effettivamente presentato domanda di grazia a Mattarella. Ma ricapitoliamo dall’inizio la vicenda, conclusasi – per ora – con l’arrivo in carcere del gioielliere piemontese.

La tentata rapina e i processi

Il 28 aprile 2021 tre uomini assaltarono la gioielleria di Roggero, oggi 72enne: in quell’occasione l’uomo aveva ucciso due dei rapinatori e ferito un altro. Il processo di primo grado, svoltosi alla Corte d’Assise di Asti, si era concluso con una condanna a 17 anni di reclusione: a Roggero erano state riconosciute alcune attenuanti, ma non la legittima difesa. In appello la difesa sostenne la tesi secondo cui il gioielliere avesse sparato per proteggere sé stesso e la famiglia. La Corte d’Assise d’appello di Torino confermò la condanna, riducendo però la pena a 14 anni e 9 mesi: secondo la Corte non poteva essere applicata la legittima difesa, perché nel momento in cui Roggero sparò i rapinatori stavano già allontanandosi dalla gioielleria, e quindi anche la situazione di pericolo non era più attuale.

Un frame da un video in cui si vede Roggero sparare ai rapinatori - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un frame da un video in cui si vede Roggero sparare ai rapinatori - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il gioielliere aveva inseguito nel parcheggio fuori dal suo negozio i rapinatori, che avevano con sé una pistola giocattolo e di un coltello, sparando dei colpi verso la loro auto: «L'azione aggressiva da parte dei rapinatori era totalmente conclusa», avevano scritto i giudici di appello nelle motivazioni della sentenza. Il 15 luglio, infine, la condanna è stata confermata in Cassazione. 

L’aggresione del 2005 al findanzato della figlia

Tra gli elementi richiamati dalla sentenza della Corte d’Appello c’era anche un fatto avvenuto nel 2005, l'aggressione, da parte di Roggero, del fidanzato della figlia. Secondo i giudici Roggero si era presentato a casa della famiglia dell’uomo minacciandolo e aggredendolo. Nelle motivazioni si legge anche che Roggero era «affetto da un disturbo post traumatico da stress» in seguito a una precedente rapina del 2015. Secondo quanto riportato negli atti, l’uomo era convinto «di dover agire da solo, posto che le autorità a ciò deputate non avevano svolto in modo adeguato il loro compito a seguito di quella rapina»: e «la modalità impulsiva di reazione agli eventi» era presente «anche nel passato», cioè nel caso dell’aggressione del 2005.

Le reazioni del centrodestra

Già prima della sentenza Roggero aveva ricevuto un messaggio di solidarietà dal leader della Lega Matteo Salvini e dal presidente di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. Militanti del movimento del generale avevano organizzato un sit-in fuori dalla Cassazione il giorno della sentenza: «La difesa è sempre legittima», «Io sto con Roggero», si leggeva negli striscioni esposti dai manifestanti.

Dopo la conferma della condanna in Cassazione, da diversi esponenti di centrodestra sono arrivate dichiarazioni di solidarietà a Roggero. Matteo Salvini ha chiesto per lui la grazia in un post su Instagram, aggiungendo: «Abbiamo combattuto insieme per una nuova legge sulla legittima difesa, che ha evitato sofferenza e carcere a tanti cittadini perbene, ma evidentemente non basta e bisogna allargare ancora di più il sacrosanto diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito. E lo faremo. Evitando per legge anche il "risarcimento danni" ai parenti dei ladri feriti o uccisi in seguito al loro crimine».

A una legge sulla legittima difesa ha fatto riferimento anche lo stesso Ruggero, in un video postato sui social dopo la sentenza: «Adesso – ha detto il 72enne ai follower – dovrò passarvi il testimone, per portare avanti una legge che sia veramente contro le ingiustizie e contro la criminalità sempre più dilagante. Un grande abbraccio a tutti voi, sarete la mia voce».

Le parole di Crosetto 

Manifestazioni di solidarietà sono arrivate anche, tra gli altri, dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, dal deputato di Futuro Nazionale Emanuele Pozzolo e dal ministro della Difesa Guido Crosetto: «Penso vada esperita ogni possibilità perché possa tornare a casa», ha scritto quest’ultimo su X, sostenendo che «da anni» ci sarebbe «una giurisprudenza che interpreta le leggi al punto di stravolgerle». Nel tempo, ha sostenuto Crosetto, sarebbe stato «consentito di mandare in libertà dopo pochi anni anche assassini di servitori dello Stato, per questo ciò che è accaduto a Roggero è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare».

A Crosetto ha replicato l’Associazione nazionale magistrati: «Accuse di doppiopesismo tanto odiose quanto generiche», ha detto il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango.

Il caso della grazia: l’intervento di Mattarella

Nelle ore successive alla condanna, sono aumentate le voci favorevoli alla concessione della grazia: già giovedì i capigruppo alla Camera e al Senato di Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia, Noi moderati, Civici d'Italia, Udc, Maie-Centro Popolare hanno avviato una raccolta firme per chiedere la grazia al Ministero della Giustizia.

E il giorno stesso il ministero ha annunciato l’avvio dell’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia a Roggero. Ed è a questo punto si è creato un caso nel caso: poche ore dopo la diffusione della notizia, il presidente della Repubblica Mattarella ha ricevuto al Quirinale Nordio per puntualizzare sui limiti della concessione della grazia. Non una questione di merito, hanno fatto sapere le fonti del Quirinale, dal momento che, non essendo ancora stata resa nota la motivazione della sentenza della Cassazione il discorso sulla concessione o meno della grazia sarebbe prematuro.

Mattarella nel colloqui ha ricordato a Nordio che il potere di concedere la grazia, anche sin assenza di domanda, spetta, secondo la Costituzione, al presidente della Repubblica.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Giorgia Meloni

Dopo il richiamo di Mattarella, al centrodestra sono arrivate le critiche dell’opposizione: il leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte ha detto che Nordio «di fatto ha invaso un campo che è del presidente della Repubblica e aggiunto che «la maggioranza sta strumentalizzando le reazioni emotive alla vicenda. In uno stato di diritto, la legittima difesa non consente di farsi giustizia sommaria da soli».

Sul caso Roggero è infine intervenuta, su X, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, riferendosi in particolare alla richiesta di risarcimento per i familiari dei due rapinatori uccisi dal 72enne di Grinzane: «Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto. Con l'ultimo ddl Sicurezza introduciamo una regola di puro buon senso: chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari. Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso. Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali».

L’arrivo in carcere

La domanda di grazia, intanto, è stata presentata il 16 luglio dalla moglie di Roggero. Nel pomeriggio l’uomo è arrivato al carcere di Bollate. Ai cronisti che gli hanno chiesto se fosse pentito ha risposto «sì», ma – ha aggiunto – «con il senno di poi, bisogna trovarsi in quelle situazioni». Il gioielliere ha poi menzionato il capo dello Stato: «Ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone, ha graziato la Minetti, penso dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza».

«Penso di subire un'ingiustizia – ha aggiunto –, questo è il massimo per i delinquenti: sono facilitati a continuare a rubare, a rapinare, tanto sono impuniti». E infine ha respinto l’idea di una sua candidatura politica, un’idea ventilata dalla Lega per sostenere Ruggero: «È l’ultima cosa a cui penso», ha detto il gioielliere.

Il possibile passaggio alla Corte europea

Come fatto anche dai suoi legali, Roggero ha poi aperto alla possibilità di un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo: «Penso di subire un'ingiustizia, ma ho ancora speranza. Io me l'aspetterei la grazia. Questa mattina mia moglie ha depositato la richiesta, ha chiesto anche una sospensione temporanea della pena. Passo il testimone agli italiani che effettivamente porteranno avanti la mia battaglia, andremo davanti alla Corte Europea dei diritti dell'uomo e dopodiché vedremo».

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