Opinioni

Glen Hansard, cantore degli ultimi di cui il mondo aveva ancora bisogno

L’artista, scomparso a 56 anni per un incidente in moto, non era solo uno dei più autentici folkman contemporanei, ma soprattutto un uomo che sapeva sorprendere le nicchie
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

Glen Hansard al Vittoriale nel 2024 - Foto New Reporter Marazzani © www.giornaledibrescia.it
Glen Hansard al Vittoriale nel 2024 - Foto New Reporter Marazzani © www.giornaledibrescia.it

Per lui c’è stato un prima e un dopo. E la boa è stata «un momento di quiete totale camminando per strada, in Irlanda, dove ho realizzato di essere a metà del mio cammino». Così disse due anni fa in un’intervista al Manifesto, in occasione del suo tour italiano che avrebbe toccato anche Gardone Riviera. Uno di quegli attimi mistici nei quali lo spirito si separa dal corpo. «Come se stessi camminando nel centro della mia vita, come se avessi raggiunto il punto dove c’era molto più dietro di me che non accanto a me».

Glen Hansard era così: non solo uno dei più autentici folkman contemporanei ma soprattutto un uomo che sapeva sorprendere le nicchie. Sì, le nicchie: culturali, musicali, sociali. Perché della massa non sapeva che farsene. «Viviamo in un mondo dove bisogna ottenere per forza la vittoria, raggiungere qualcosa, ma penso che la cosa straordinaria sia che c’è una tale bellezza nel perdere, una bellezza che alla fine ci riporta alla realtà del mondo che non è il dover ottenere ciò che pensi di volere». E lui, vincitore di un Oscar da underdog con la splendida colonna sonora («Falling Slowly») di un film a bassissimo costo («Once»), nella vita di calci ne aveva presi eccome.

Glen Hansard – scomparso a 56 anni in un incidente in moto nella sua Dublino – è il «Beautiful Loser» di Leonard Cohen, è l’Irishman che esorcizza i cliché del suo Paese, è un figlio cresciuto tra rabbia repressa e frustrazione, è un padre a 52 anni, è un marito di una poetessa finlandese, è uno che roda i nuovi brani di un album in un pub tra contadini, operai, giocatori di freccette e squali del biliardo.

Ed è uno che canta dei senzatetto, parlando con loro: a Dublino come a Brescia le antitesi si danno appuntamento ogni sera sotto le tante insegne delle città. Oasi confortanti per il turista, tetti di fortuna — quando si abbassano le serrande — per gli homeless. Di quelle strade d’Irlanda da cartolina il cantautore (figura di spicco dei movimenti di tutela e sensibilizzazione dei senzatetto) non ha mai dimenticato gli outsider fuori campo.

Ecco perché questa non è una buona dimostrazione pratica del detto latino «De mortuis nihil nisi bonum» («dei morti non si dica se non il bene»). Di Glen Hansard questo mondo – che in fondo ancora lo conosceva troppo poco – aveva ancora tanto bisogno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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