I dubbi sulla morte, in strada, di Abderrahim Fakir e gli scontri, di piazza, che ne sono scaturiti. La negata sospensione della pena in carcere del gioielliere Mario Roggero, divenuto terreno di scontro sui confini della legittima difesa e sul risarcimento danni a chi rimane vittima di un reato compiuto. La conferma dei quattro arresti per l’attentato a Sigfrido Ranucci e le indagini su Valter Lavitola, presunto mandante. Il no all’utilizzo delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il titolare della bisteccheria, imputata di infiltrazioni camorristiche, Andrea Caroccia. La condanna dell’eurodeputata Ilaria Salis al risarcimento di trecentomila euro, per il licenziamento in tronco, senza giusta causa, di due ex sui collaboratori. Sono alcune delle tante vicende giudiziarie che hanno dirompenti risvolti politici. Testimoniano il caos nel rapporto tra società, giustizia e politica.
I partiti provano ad impadronirsi di spezzoni dello scontro, accendendo i riflettori sulle questioni di loro gradimento e abbassando le luci su quanto non li soddisfa. Il problema è proprio la rottura del patto sociale sui fondamentali e quindi l’approccio ad una eterna campagna elettorale, dai tempi e dalle modalità al momento ignote. Le opposte posizioni di principio sui fatti accaduti alimentano la sensazione di abbandono in balia degli eventi. Cosa è giusto e cosa è sbagliato fare?
La vicenda del gioielliere, condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo, dopo la rapina nel suo negozio, ha suscitato, in porzioni significative dell’opinione pubblica, un sentimento di negata rispondenza alla domanda di giustizia riparativa. Ne hanno approfittato le destre, per chiedere un cambio delle regole. Ma è appunto questa la ragione della dissonanza. La legge non tutelerebbe noi cittadini, se viene applicata secondo quanto prevede. Roggero, dopo un primo approccio alla carcerazione quasi di sfida, si muove ora con più cautela, scrutando le possibili attenuanti, che comunque non avranno tempi brevi. Quella quota di opinione che lo giustifica rimane sul piede d’attesa.
Nella vicenda bolognese della morte di Fakir, dopo essere stato bloccato da due agenti, a seguito di un stato confusionale aggressivo segnalato da residenti, si manifestano gli estremi su condizioni e limiti degli interventi di polizia. A chi ha contestato nella violenza vengono imputati atteggiamenti di opposizione alla polizia in quanto tale. Alle forze politiche che hanno promosso iniziative di piazza per supplementi di indagine, è attribuita la responsabilità della pratica della delinquenza gratuita, esente dal pagarne lo scotto che ricade sulla città tutta.
I giorni a venire diranno cosa ne conseguirà sulle singole vicende, mentre resterà attuale la domanda di fondo sulla bontà delle regole in quanto tali. Regole che hanno un loro termometro nell’aspro scontro sulla possibile riforma elettorale, sulle intese praticate e quelle necessitate, sulla scadenza del voto politico generale. La domanda di una giustizia giusta rimane trasversale ai singoli episodi e chiede un’indispensabile livello di coerenza. Sarà possibile?



