Gestire il dopo-referendum, sfida per tutti: chi lo farà al meglio?

Meloni ha deciso di riappropriarsi saldamente della barra di comando. Senza cedere alle lusinghe di quanti suggerivano di fare leva sulle incertezze nel Campo Largo delle opposizioni
La Camera dei deputati - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Giorgia Meloni vuole affrontare le sfide, assai impegnative, legate alla continuazione della sua azione con questo governo fino alla fine della legislatura. Niente rimpasti, tantomeno dimissioni ed elezioni anticipate. Queste le indicazioni offerte dai suoi interventi, simili, alla Camera e al Senato.

Per fare il punto sulla situazione creatasi con la sconfitta del Sì al referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia. Alle sollecitate e ottenute dimissioni di esponenti del governo al centro di vicende giudiziarie. Alla guerra di Stati Uniti ed Israele contro Iran e Libano. Alla spinta inflattiva generata dalla chiusura del traffico navale petrolifero nello stretto di Hormuz. Alla continuazione della invasione russa dell’Ucraina e al sistema complessivo che si intende generare. Alle sorti della Nato, sbeffeggiata da Trump come tigre di carta. Alla costituzione necessitata di un’onerosa difesa europea. All’andamento del carrello della spesa nazionale, che alza i prezzi e diminuisce i contenuti.

Nei giorni scorsi si era ipotizzato che le disavventure del governo, con l’aggiunta della sgradita vicenda personale Piantedosi, potessero travolgerlo e costringerlo a fare i conti anticipatamente con la sua tenuta. Con una legge elettorale che si ignora se e come sarà riscritta. Con una maggioranza che sconta le difficoltà strategiche tra Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia. Tanto che si indicava in Salvini il primo interessato ad un rimpasto, che gli schiudesse le porte dell’agognato Viminale.

La Meloni ha deciso di riappropriarsi saldamente della barra di comando. Senza cedere alle lusinghe di quanti suggerivano di fare leva sulle incertezze nel Campo Largo delle opposizioni. In particolare sulla disfida in atto se e come proporre come proprio leader la segretaria del Pd Elly Schlein oppure il presidente del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte. Fare leva sulle reali o presunte debolezze altrui, per ricavarne una spinta alla propria affermazione.

Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il dibattito che è seguito, alla Camera e al Senato alle analisi di Giorgia Meloni, pare già collocarsi nel solco di una lunga ed accesa campagna elettorale che non farà sconti agli avversari. La Meloni a dire che la sconfitta referendaria non è una bocciatura in toto dell’azione di governo, anzi rappresenta uno stimolo ad azioni ancora più decise. Il Campo Largo a tracciare un solco che abbia un riscontro confermativo nelle elezioni politiche generali: un preavviso di sfratto che avrà un conferma elettorale.

Conterà il quadro economico generale che ci troveremo ad affrontare nei prossimi mesi e il clima di insicurezza che sperimenteremo ai diversi livelli: locale, nazionale, mondiale. Fatti salvi i panni sporchi altrui, esibiti interessatamente in pubblico. La Meloni ha subìto una pesante battuta d’arresto, il Campo Largo un successo dalle proporzioni inattese.

Si tratta di gestire il dopo che è ora. Chi lo farà al meglio? Sarà una battaglia combattuta pure a livello di messaggi informativi. A noi saperli distinguere ed interpretare convenientemente.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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