Alvaro è nato dall’altra parte del mondo, figlio di due genitori che avevano conosciuto una migrazione di dolore e inganno. E sarebbe bello, sia detto per inciso, riscoprire le storie della migrazione italiana e dei sistemi che la incanalavano verso specifiche rotte. Ma torniamo ad Alvaro: quando ha appena iniziato l’università, incrocia la dittatura e da lì cominciano peripezie che lo fanno vagare per il mondo fino ad imbattersi in un colpo di fortuna: un’occasione di lavoro che coglie al balzo e in cui riversa tutte le proprie energie.
Alvaro lavora come se volesse recuperare in una sola esistenza tutte le occasioni che la storia aveva sottratto alla sua famiglia nelle generazioni precedenti. Chi ha sperimentato su di sé gli effetti dell’incertezza spesso sviluppa un rapporto ossessivo con la stabilità: la cerca, la costruisce, la difende. Così Alvaro accumula esperienza, competenze e una ragguardevole sostanza che gli permette di realizzare il sogno di acquistare terra. Mette insieme, in un unico gigantesco appezzamento, centinaia di ettari. Includono perfino un fiumiciattolo che attraversa la proprietà, a garantirne la totale autonomia. Per Alvaro è il risarcimento di una storia familiare infarcita di troppe partenze e di valigie troppo leggere. Nei suoi sogni, quella terra è il patrimonio da tramandare per generazioni. La vita però è maestra nel far saltare il banco.
Alvaro ha un’unica figlia, che cresce libera, curiosa e completamente refrattaria all’idea di passare le giornate a occuparsi di confini, manutenzioni e questioni ereditarie. Un giorno si innamora e decide di trasferirsi molto lontano. Per sempre.
Alvaro, sulle prime, la prende malissimo e gli ci vuole tempo per guardare la situazione con la lucidità di chi ha passato l’esistenza a inseguire la libertà. Legge i fatti: quella terra aveva reso felice lui, non necessariamente sua figlia. Così vende tutto e trasforma quel patrimonio in investimenti solidi e ben amministrati. In questo modo la figlia conserva il valore di ciò che lui ha costruito senza doverne ereditare il peso.
Esistono beni che ci sostengono e beni che ci trattengono. La saggezza consiste nel capire la differenza. L’eredità migliore non è lasciare ai figli ciò che ci ha resi felici, ma lasciare loro la possibilità di cercare la propria felicità.



