Opinioni

Il valore del dialogo in tempo di conflitti

Il «Festival della Pace», in programma dal 13 al 29 novembre, sarà dedicato al futuro della democrazia
Roberto Rossini - Presidente Consiglio comunale di Brescia
La guerra in Ucraina è scoppiata il 24 febbraio 2022 - © www.giornaledibrescia.it
La guerra in Ucraina è scoppiata il 24 febbraio 2022 - © www.giornaledibrescia.it

Al 13 al 29 novembre torna il Festival della Pace, promosso dal Comune e dalla Provincia e organizzato dalla Presidenza del Consiglio comunale. Al centro il rapporto tra democrazia, giustizia e pace.

Fare un festival sapendo cosa accade nel mondo, sembra paradossale: cosa ci sarebbe da festeggiare, oggi? Secondo l’Institute for economics and peace sono attivi tra i 56 e i 65 conflitti armati in oltre 35 Paesi con migliaia e migliaia di vittime civili e militari. La sola tragica invasione in Ucraina ha già prodotto tra i 150 e i 200mila caduti; nella regione di Gaza si sta arrivando alle 50mila vittime così come nelle efferate guerre civili nel Myanmar e in Sudan; qualche migliaio nella sciagurata impresa in Iran.

Questi dati sono tra i più tragici esiti di un ciclo politico internazionale che sembra transitare dall’epoca dei diritti all’epoca della forza: dalla forza del diritto al diritto della forza. Sono lontanissimi i tempi in cui i nostri politici parlavano di nuove frontiere, di distensione e di disarmo e i nostri Papi scrivevano di pace in terra e di progresso dei popoli: ognuna di queste parole, pare oggi ricoprirsi di sangue innocente.

Roberto Rossini, presidente del Consiglio comunale - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Roberto Rossini, presidente del Consiglio comunale - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

A fronte di una cultura della morte, non pare affatto inutile recuperare una sana cultura della vita e della pace: ecco a cosa può servire un festival, una rassegna di eventi, una fila di iniziative. Serve a riflettere sul male assoluto che producono gli scontri armati e sul bene che, invece, nasce dall’opera del dialogo, della fraternità, del confronto, dell’equilibrio, della diplomazia.

Sì, esiste anche una cultura politica della pace: sta nel saper leggere i conflitti cogliendo lo spiraglio della mediazione (parola dimenticata da molta politica!), del patto o della composizione degli interessi; nell’usare le parole giuste per non alimentare l’escalation della violenza reciproca, della rabbia e del risentimento; nel nutrire emozioni e sentimenti positivi. Il festival che abbiamo in programma cerca di dare spazio a cose così.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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