L’annuale giornata della famiglia celebrata come di consueto a metà maggio, ci impone quest’anno l’urgenza di riflettere sui compiti genitoriali in questo tempo di tecnologia digitale.
La storica sentenza negli USA che di recente ha riconosciuto i danni subiti da una ragazza ventenne nell’uso dei social, ci ha fatto scoprire il pericolo reale che corrono i minori sulle piattaforme dei social media studiate apposta per creare dipendenza.
Così ci stiamo rendendo conto di quanto sia urgente che gli adulti di riferimento diventino educatori competenti di educazione digitale per accompagnare e formare i minori all’utilizzo dei dispositivi ed essere capaci di controllare le loro attività in rete.
La sfida più grande da affrontare è quella di saper riconoscere il valore delle nuove tecnologie digitali come pure i limiti e i pericoli che aumentano di continuo. È necessaria maggiore competenza per affiancare nella quotidianità bambini e adolescenti iperconnessi e governare il loro processo di crescita che si compie anche con la complicità dell’universo tecnologico nel quale siamo tutti immersi.
Lo sforzo è quello però di capire i nuovi modelli di comunicazione che stanno modificando le relazioni e il modo di ragionare nostro e dei figli. Non si tratta solo di farli crescere ma di assicurare loro attenzione, condivisione e protezione.
Non penso serva demonizzare Internet quanto piuttosto sapere con chiarezza dove si trovano i pericoli della rete e i rischi visto che la tecnologia digitale fa parte ormai della vita quotidiana.
Una consapevolezza che ci dovrebbe permettere di dare valore e dimensione alle regole necessarie per navigare sicuri. E non basta più una competenza superficiale perché ogni giorno vi sono nuovi e diversi pericoli che spesso diventano più subdoli. Dall’ adescamento in rete chiamato «grooming» che ha caratteristiche particolari al «sexting» che i minori già al di sotto dei 10 anni conoscono come «gioco», senza sapere che è un falso divertimento, pericoloso e altamente offensivo.
È senza dubbio impegnativo accompagnare i figli fin da piccoli a conoscere la rete e insegnare loro come si usa, ma poi osservarli e controllare ciò che fanno in internet.
Essere «Genitori 2.0» vuol dire conoscere i nuovi codici di comunicazione che, insieme a quelli vecchi, regolano ormai la nostra esistenza quotidiana.
Per questo serve prima di tutto colmare la distanza generazionale e comprendere la rivoluzione che stiamo vivendo. Sul piano pratico e educativo, forse prima ancora di togliere e vietare, che qualche volta può servire, dovremmo saper mettere regole sull’uso dei device e farle rispettare. Per me dovrebbe prevalere l’urgenza di predisporre veri e propri «patti digitali» e cercare con la scuola e le altre famiglie di costruire percorsi che servano a dare ai figli la patente per navigare in rete. Da ultimo ma non ultimo, necessitiamo di adulti capaci di dare esempio.



