«Cari genitori», bambini e smartphone: chi li sta educando?
Cari genitori, ormai sappiamo che la rivoluzione tecnologica ha accelerato un po’ tutto, anche lo sviluppo in età evolutiva risente oggi della velocità con cui si fanno le esperienze.
Pensiamo allo smartphone, l’oggetto forse più usato nella nostra giornata e uno dei regali più comuni che si fanno ai bambini di sei-sette, divenuto il tutore dei piccoli per la tranquillità dei genitori. È un dispositivo multiuso, con cui i bambini familiarizzano facilmente dotato di un potere calmante simile, se non superiore a quello del ciuccio.
Ma l’avvicinamento concreto alla tecnologia digitale e il suo uso attivo che avviene sempre prima è un percorso solitario che i bambini compiono senza maestri o istruttori. Apprendono così a loro spese gran parte delle cose che si possono fare con lo smartphone. Invece, dice l’Ocse, è necessario educarli al digitale il più presto possibile perché «serve per proteggerli meglio».
La sfida educativa
La sfida più urgente per genitori, educatori e insegnanti, allora non è tanto quella di negare i dispositivi digitali quanto piuttosto fare in modo che i piccoli sappiano usarli in tutta sicurezza e sotto il controllo attento di un adulto competente.
Conosciamo del resto i pericoli della tecnologia digitale e sappiamo che è l’uso scorretto, o soprattutto l’abuso, che miete più danni e che dobbiamo temere. È urgente pertanto che il bambino fin da piccolo possa contare su adulti capaci di fornire un’educazione adeguata al suo livello di età e un’alfabetizzazione valida. Solo genitori competenti e docenti attrezzati sono in grado di accompagnare, supervisionare e controllarne l’utilizzo.
Ricorderei allora che l’educazione digitale serve a:
- Promuovere l’uso responsabile degli strumenti senza ridurre il dialogo.
- Richiede però agli adulti la responsabilità di essere modelli da imitare.
- Chiede alle madri di ricordare l’importanza dell’interazione, dello sguardo con il bambino. Dalla relazione occhio-occhio con il neonato sappiamo che dipendono le traiettorie neuro-evolutive e la salute psico-fisica del piccolo.
- È utile per definire fin dalla prima infanzia regole, tempi di utilizzo e luoghi in cui i dispositivi devono restare spenti.
- Richiede la capacità di negoziare con i preadolescenti e gli adolescenti le modalità d’uso ma anche concordare utili «diete tecnologiche».
- Serve per condividere con i figli, fin da piccoli, le esperienze fatte in rete e anche saperli stimolare a raccontare quelle fatte da loro sui social o sui videogiochi online.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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