Due idee d’Europa tra sovranità e integrazione

La visione sovranista si contrappone a un’idea liberaldemocratica: forse l’unica in grado di mettere noi europei sotto la bandiera di un’Europa unita
Giorgia Meloni e Marine Le Pen - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni e Marine Le Pen - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Il dibattito sull’Europa è tornato alla ribalta in queste settimane. C’è chi è sceso in piazza per ribadire il proprio europeismo, c’è chi ha contromanifestato sventolando il proprio euroscetticismo. In sostanza nel Paese, benché non sia in corso una campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento Ue, tutti hanno avuto modo di dire la loro sull’Europa, anche la maggioranza che non ha manifestato. Mai come in questo frangente la politica estera anima il dibattito politico e sollecita l’opinione pubblica.

Non potrebbe essere altrimenti visti i sommovimenti che stanno scuotendo il sistema delle relazioni internazionali: il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta rimettendo in discussione con le sue scelte e le azioni conseguenti il rapporto storico con gli alleati. Ogni giorno assistiamo a una piccola picconata a quel multilateralismo che dovrebbe essere il pilastro fondante dei rapporti tra Europa, Stati Uniti e in generale tra tutti gli attori della comunità atlantica. Non solo. Trump sta mostrando, in maniera ancora più marcata rispetto al suo primo mandato alla Casa Bianca, una grande affinità con gli autocrati e un certo fastidio verso l’Europa.

Fastidio che sembra addirittura sfociare in disprezzo, se riascoltiamo le parole pronunciate dal suo vice Vance. L’idea di un distacco ideale tra Usa e Unione europea con fini diversi o addirittura opposti ha spinto gli stessi europei ad interrogarsi sull’idea d’Europa. Inevitabilmente sono emerse differenti posizioni che testimoniano come al momento vi siano almeno due visioni contrapposte che in questa fase storica vanno per la maggiore. Una visione sovranista e una visione liberaldemocratica.

In Italia, nello specifico, abbiamo assistito ad una vera e propria fiammata politica che si è sviluppata attorno al significato e al valore ideale e politico del Manifesto di Ventotene. Da queste stesse colonne Francesco Bonini ha già perfettamente inquadrato storicamente e dal punto di vista valoriale quel documento e in che misura esso abbia contribuito – per la verità, ci ha ricordato, meno di altri – alla gemmazione di quell’idea di Europa che si è evoluta fino all’oggi come Unione europea.

Queste premesse ci permettono di guardare oltre il dibattito partigiano su Ventotene. Perché dietro le critiche mosse dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, c’è una chiara idea di Europa; ora la si chiama visione intergovernativa, definizione decisamente oscura che merita una spiegazione. In realtà Meloni è nel solco di una tradizione e di una ideologia sovranista che ha come suo principale esponente Marine Le Pen che per prima qualche anno fa ha indicato una rotta.

La leader del Rassemblement National si è appropriata, in maniera forse indebita ma decisamente astuta, dell’idea di Comunità europea propugnata negli anni ’60 dal presidente francese Charles de Gaulle. Siamo di nuovo di fronte ad un mito strumentale che va contestualizzato nel momento storico. De Gaulle sognava una sorta di «alleanza organizzata» e stabile, con una struttura istituzionale intergovernativa forte, capace di parlare con una voce unica nel mondo, ma senza che nessuno Stato cedesse poteri irreversibili. De Gaulle voleva un’Europa politica, autonoma e forte, costruita dagli Stati sovrani insieme.

Marine Le Pen vuole un’Europa debole, dove ogni Stato si sfila quando vuole. Comunità europea, dunque, intesa semplicemente da un punto di vista nominale e geografico: Stati che occupano lo spazio europeo, che collaborano tra loro su singole questioni politiche ma che sono liberi di muoversi perché non esiste un orizzonte federale, che a dire loro è come un’impalcatura di regole che attraverso la cessione di sovranità costringe gli Stati a rispettare il centralismo di Bruxelles.

La visione sovranista si contrappone a un’idea liberaldemocratica d’Europa: quella di un’unione fondata sulla condivisione di sovranità, sullo Stato di diritto, sulla tutela delle libertà individuali e delle minoranze, con istituzioni comuni forti, un mercato interno aperto e un ruolo internazionale basato su cooperazione, alleanze e democrazia multilivello. Questa visione è incarnata dai partiti liberali, socialdemocratici, popolari pro-Europa e da leader come il primo ministro spagnolo Sanchez, il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco in pectore Merz.

Forse quest’ultima visione potrà mettere noi europei, sotto la bandiera di un’Europa unita, al riparo dalle attuali turbolenze della politica internazionale causate dalla politica neoimperiale di Trump che preferisce il dialogo con Mosca a quello con Bruxelles.

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