Economia di guerra: la rivoluzione del sentire sociale. Non è vero che abbiamo alle spalle un’Europa sempre pacificata dopo i drammi del conflitto mondiale, è che gli schieramenti contrapposti erano stabilizzati e noi eravamo protetti dallo scudo sicuro degli Stati Uniti, che ci consentiva di focalizzare energie e risorse sulla crescita del benessere diffuso da un’alleanza vincente. Non è più così: siamo chiamati a provvedere direttamente ai costi di un equilibrio mondiale che ci considera come privilegiati di uno sviluppo realizzato sulle spalle altrui.
Già con Obama si era avviata una fase di revisione di prospettiva che ci interpellava, ora Trump ribalta il tavolo e guarda alla Russia come ad un interlocutore privilegiato. Strategia che gli consente di liberarsi le mani per concentrarsi sul colosso Cina. Chiede che l’Europa ne prenda atto, attaccando violentemente come incapace la classe politica che la governa dai singoli regimi nazionali.



