«Una scelta strategica». È così che il Commissario europeo Maroš Šefcovic ha descritto l’accordo di associazione tra l’Unione europea, San Marino e Andorra, firmato ieri a Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea, insieme al Segretario di Stato per gli Affari Esteri di San Marino, Luca Beccari, e al Capo del Governo di Andorra, Xavier Espot. Il Commissario Valdis Dombrovskis, anch’egli presente alla cerimonia, ha parlato di una «importante pietra miliare» e di un «segnale» inviato dall’Unione Europea.
In effetti, lo stesso Šefcovic ha ricordato che l’accordo è «uno dei più estesi» e profondi e che la scelta dell’Unione risponde anche a una vera e propria «politica dei segnali» diplomatici. Sono segnali relativi all’orientamento strategico, all’identità e alle scelte dell’Europa, inviati in una fase internazionale segnata dallo sfaldamento dei capisaldi della cooperazione e da molteplici attacchi all’integrità dell’Unione.
L’accordo europeo con la Repubblica più antica del mondo trasmette quindi, al di là dei suoi specifici contenuti, pur importanti e innovativi, un messaggio rivolto a precisi destinatari, europei e internazionali. Oltre ai suoi rilevanti effetti giuridici ed economici per le parti, esso possiede una dimensione politica e comunicativa più ampia. Dimostra difatti la volontà e la capacità dell’Unione di mantenere vitale il proprio impegno multilaterale e cooperativo, anche nei momenti di crisi internazionale. Lo fa valorizzando il proprio ruolo politico-economico continentale e rafforzando la propria sfera d’influenza multilaterale. Una «scelta strategica» dell’Unione è proprio questa: instaurare un inedito rapporto comune, fondato su politiche condivise, con due Stati che, seppur piccoli, sono assai attivi nella vita internazionale e forti delle proprie prerogative sovrane. La sfera d’influenza multilaterale dell’Unione s’intreccia così, attraverso un processo cooperativo, con quella di due suoi Stati fondatori, l’Italia e la Francia, principali partner di San Marino e Andorra. Questi ultimi, a loro volta, acquisiscono nuove risorse e capacità, finora definite specialmente proprio dai loro privilegiati rapporti bilaterali con le due potenze europee.

Sono molti i «segnali» inviati da questo accordo, negoziato per oltre un decennio dall’Unione, dai due piccoli Stati e anche da Monaco, che poi, non casualmente, ha abbandonato il negoziato. Per l’Unione è anzitutto un segnale della propria capacità d’attrazione. Il successo di quest’accordo è infatti in controtendenza rispetto all’esito negativo del recente referendum islandese, nel quale la ripresa dei negoziati di adesione del piccolo Stato nordico all’Unione è stata respinta. È poi un segnale della capacità d’adattamento dinamico dell’Unione, in grado di ritagliare la propria veste istituzionale, assai sofisticata e complessa, sulle taglie più diverse, comprese quelle più piccole. Infine, è un segnale rivolto agli Stati in travagliato rapporto con il processo d’integrazione europea, come il Regno Unito e la Svizzera.
L’accordo euro-sammarinese dimostra infatti la flessibilità politica e le qualità d’adattamento europee. Dimostra, in altre parole, la capacità dell’Unione d’accogliere nel proprio perimetro multilaterale la massima diversità e specificità attraverso soluzioni creative, generando vantaggi assoluti, benefici per tutti. L’accordo di associazione è così un successo del multilateralismo europeo, inteso come orientamento a perseguire politiche comuni e coordinate, anziché unilaterali o soltanto bilaterali. Il multilateralismo è d’altronde un principio fondante della politica estera sammarinese, sicché l’accordo di associazione rappresenta un successo storico della Repubblica del Titano.
Altiero Spinelli, oratore ufficiale in occasione dell’insediamento dei Capitani Reggenti del 1° aprile 1979, ne sarebbe orgoglioso. Ieri i Capi di Stato hanno solennemente parlato di un accordo che «si iscrive, a titolo indelebile, nella millenaria storia della nostra Repubblica». Si tratta, naturalmente, di una storia europea.
Michele Chiaruzzi, docente di Relazioni internazionali, Università di Bologna




