«Mal comune mezzo gaudio», penserà Giorgia Meloni, alle prese con il pungolo Vannacci, nel sapere che, dall’altro lato del Mediterraneo, la corsa per la riconferma del collega Benjamin Netanyahu è ostacolata dalla discesa in campo di ben tre generali. Si chiamano Gadi Eisenkot, Yair Golan e Ofer Winter e sono tra le principali novità della campagna elettorale che porterà Israele al voto il prossimo 27 ottobre, quando quasi 7 milioni di cittadini saranno chiamati a rinnovare la Knesset, il parlamento monocamerale dello Stato ebraico, dalla cui composizione dipenderà il colore del nuovo governo.
Gadi Eisenkot
Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito, è entrato alla Knesset nel 2022 tra le fila del partito centrista di Benny Gantz, anche lui ex generale, ed è stato membro del gabinetto di guerra voluto da Netanyahu dopo il 7 ottobre 2023, salvo poi uscirne nel giugno 2024.

Nel settembre 2025 ha formato il proprio partito, Yashar! («Dritto!»), che oggi guida i sondaggi presentandosi come il principale pilastro dell’alternativa a Bibi. Eisenkot si definisce centrista e promette di ristabilire l’integrità delle istituzioni, riassestare le capacità militari israeliane e promuovere un’inchiesta indipendente sulle responsabilità della risposta fallimentare dell’apparato di sicurezza agli attacchi di Hamas.
Yair Golan

Eisenkot ha come alleato naturale l’ex sottoposto Yael Golan, che ha guadagnato la fama di «eroe del 7 ottobre» per aver soccorso i giovani in fuga dal festival Nova pur essendo in pensione. Oggi guida i Democratici, coalizione che unisce lo storico partito laburista e la formazione di sinistra Meretz, e ambisce a guidare il ministero della Difesa in caso di vittoria del blocco anti-Netanyahu. I toni della campagna elettorale sono talmente accesi che la first lady Sarah, in un’intervista televisiva rilasciata a inizio settembre, ha evocato teorie del complotto secondo cui Golan fosse al corrente dei piani di Hamas per il 7 ottobre e per questo fosse già «pronto e vestito». Golan ha minacciato querela.
Ofer Winter

L’ultimo dei generali, invece, insidia Netanyahu dal fianco destro. Ex generale di brigata, accusato di crimini di guerra da diverse organizzazioni per i diritti umani per azioni compiute durante l’offensiva su Gaza del 2014, Ofer Winter ha lanciato lo scorso agosto il partito Amcha Yisrael («Popolo d’Israele»). Fervente nazionalista, ha dichiarato che sosterrà un nuovo governo Netanyahu solo a patto che questo approvi finalmente una legge che obblighi gli ultraortodossi a prestare servizio militare e ha respinto l’invito del premier ad unirsi al partito Sionismo religioso del ministro Bezalel Smotrich per evitare di disperdere i voti dell’elettorato di estrema destra. Un rifiuto che, in un sistema proporzionale come quello Israeliano, rischia di indebolire il campo pro-Netanyahu e ostacolare la sua corsa per la riconferma. Meloni prenda nota.




