Opinioni

Elezioni comunali, poli in parità: per il 2027 partita aperta

È come se, nel pugilato, questo round fosse finito praticamente pari ai punti, con i due in competizione ancora serrata e con un esito (nazionale) del tutto incerto
Luca Tentoni

Luca Tentoni

Editorialista

Una scheda elettorale per le Comunali - © www.giornaledibrescia.it
Una scheda elettorale per le Comunali - © www.giornaledibrescia.it

Ormai sono già noti i risultati dei Comuni capoluogo di provincia a livello di sindaci eletti o da eleggere in ballottaggio fra due settimane. Quel che qui ci interessa è invece osservare il dato complessivo dei voti di lista espressi nei capoluoghi, perché il loro insieme ci restituisce dati depurati in qualche modo dai personalismi locali e da exploit di un polo o dell'altro.

La sintesi, come già avvenne alle scorse comunali in queste città, ci propone un quadro molto più stabile e coerente di quanto possa apparire: è vero che il centrodestra conquista Reggio Calabria e mantiene Venezia, ma questo è solo uno dei dati politici.

Se invece guardiamo il complesso, i due schieramenti sembrano avere una forza quasi uguale. È come se, nel pugilato, questo round fosse finito praticamente pari ai punti, con i due in competizione ancora serrata e con un esito (nazionale) del tutto incerto. Il primo dato importante è l'affluenza complessiva, inferiore solo del 2,7% nei capoluoghi rispetto alle scorse comunali, ma appena l'1,7% sotto le politiche (però ben il 14,5% in più rispetto alle europee): segno che quando c'è una posta in palio importante - far governare «casa propria», cioè le proprie città - gli elettori si mobilitano.

Ci sono state differenze geografiche di affluenza che hanno penalizzato il Nord a scapito del Centro-sud: non si può spiegarle banalmente col fatto che nel Mezzogiorno ci sono molte liste e voti di preferenza, perchè la situazione resta quella della scorsa volta. Piuttosto è il Nord-Centronord che ha un po' defezionato: a Venezia, affluenza in calo del 6,3% rispetto alle comunali precedenti, a Prato scende dell'8,3%, a Salerno cala solo dello 0,2%, a Reggio Calabria aumenta addirittura dell'1,7%. Rondine che non fa primavera, Messina (-6,4%).

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Amministrative 2026, vince il centrodestra

Per quanto riguarda le liste - aggregate per poli - il livello locale non ci offre indicazioni univoche per il centrodestra, che perde il 2,8% a Venezia, il 12,7% a Prato, ma guadagna il 4,2% a Salerno e addirittura il 26,4% a Reggio Calabria, perdendo però il 10,7% a Messina. Il campo largo risente molto della presenza o assenza dei centristi (la collocazione di Calenda può pesare parecchio in negativo, in caso di corsa fuori dai poli; i riformisti renziani possono essere utili al centrosinistra): chi sta in posizione mediana è stabile da sempre fra il 7 e l'8% (comunali attuali e passate, politiche, europee) nei capoluoghi in questione.

Così si arriva alla sintesi: il raggruppamento di governo ha avuto il 42,3% dei voti di lista contro il 42,5% delle scorse comunali, il 39,2% delle politiche e il 42,7% delle europee; il "campo largo" senza centristi è passato dal 39,6% delle scorse comunali al 38,2% del 2026, ottenendo il 43,6% alle politiche e il 43% alle europee. In sintesi, comparando elezioni differenti (cosa che va fatta con cautela) vediamo che il centrodestra ha guadagnato il 3% sulle politiche e il campo largo ha perso l'1%, ma che sulle europee il centrodestra ha perso lo 0,4% e il campo largo il 4,8%: c'è sempre un divario del 4% in più a favore dell'attuale maggioranza di governo.

Però, nel 2022, la coalizione Meloni aveva il 43,8 (quindi oggi dovrebbe essere sul 46,5-47%, ma forse va considerato che Vannacci non si è presentato quasi mai, nei capoluoghi di provincia) mentre il campo largo senza centristi era al 41,6% (quindi oggi sul 41 scarso, ma va aggiunta Italia viva, non Azione). In sintesi, il 47% teorico del centrodestra può diventare 44 senza Vannacci e il 41 del campo largo diventa 43 o poco più con Renzi, seguendo queste comparazioni relative ai capoluoghi di provincia. Ma se invece guardassimo solo al raffronto fra comunali, avremmo il centrodestra al 43,6% circa e il campo largo senza Renzi al 40%: quindi, anche qui, uno scarto reale di un punto.

Ma torniamo alle cose concrete: nella coalizione di governo, Forza Italia guadagna rispetto alle scorse comunali (+0,7%), la Lega perde il 2,1%, FdI guadagna il 3,5% (anche qui: non sono le differenze fra i dati delle politiche e i sondaggi attuali?). Nel centrosinistra, Pd, Avs e alleati del 2022 guadagnano l'1%, col Pd a +1,3% e Avs stabile, mentre è il M5s a perdere la metà dei voti (dal 5,6% delle scorse comunali al 2,8% di stavolta). In sintesi, se la partita è equilibrata ma se il centrodestra è leggermente avanti è demerito dei pentastellati; i quali, però, di solito alle politiche vanno a votare. Si procede verso il 2027, in sintesi, nella massima incertezza.

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