Opinioni

«Torniamo a guardarli in faccia»: don Mazzi e gli adolescenti

Sempre profetico, sosteneva che ai giovani manchino adulti affidabili, padri responsabili e non latitanti, genitori capaci non solo di parlare ma di testimoniare, essere d’esempio
Don Antonio Mazzi in uno scatto del 2013 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Don Antonio Mazzi in uno scatto del 2013 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

«L’adolescenza non è una scienza, è un’epifania» mi aveva detto don Antonio Mazzi quasi trent’anni fa, mentre si ragionava dei giovani. Tre parole in fila rigonfie di significato, dirompenti e controcorrente, com’era suo solito, per dire che gli adolescenti si rivelano d’un tratto e tu, adulto o ricercatore di significati e motivazioni, non sai mai quando e come mostrano il loro volto o esibiscono la nuova pelle che li riveste.

Poi incalzava dicendomi: «Sta esplodendo tutto! Una forza dirompente sradica, terremota, sconvolge gli adolescenti. È come se dalla pelle dei nostri figlioletti, ubbidienti, carini diligenti fino a un’ora prima, si sprigionasse un angelo sterminatore. Erika docet!».

Era insopportabile la storia di Erika e Omar, ma ne seguirono altre, con altri nomi e altri adolescenti che si chiamavano Milena, Ambra, Benno, Bojan, Riccardo e tanti altri. Troppi. Lui di giovani, dei disperati, se n’è occupato per una vita intera. Li incontrava dove stavano, sui muretti o nelle aree più degradate oppure arrivavano da lui sconfitti, quando imperversava il male dell’eroina.

Un giorno, all’inizio degli anni Ottanta, gli dissero di andare al parco Lambro di Milano e lui iniziò a ripulirlo dalle siringhe ma anche ad accoglierli in Cascina per liberarli. Soprattutto, con pochi altri volontari, inventò progetti e strade nuove da battere con l’educazione, prima del carcere. Ha dato avvio a percorsi e carovane che giravano ovunque a dire che le vie possibili per prevenire e curare c’erano e andavano messe in atto.

Don Antonio Mazzi è morto all'età di 96 anni
Don Antonio Mazzi è morto all'età di 96 anni

Dei giovani e della famiglia aveva capito tutto prima, in anticipo sugli eventi e ripeteva: «Eccoci ancora a domandarci dove sono andati a finire i nostri sogni sul “Cocco di mamma” i nostri consigli, i nostri libri studiati, le nostre ricette farcite di greco e di inglese. Si stanno riordinando i percorsi universitari. Le nuove aule domani potrebbero essere le galere, le discoteche, le aule di tribunale, i talk show televisivi?».

Profetico. Sempre. Sosteneva che ai giovani manchino adulti affidabili, padri responsabili e non latitanti, genitori capaci non solo di parlare ma di testimoniare, essere d’esempio. Ovvero esserci. Era all’educativa familiare che dava un valore fondamentale e pensava ci dovessero essere più spazi per formare gli adulti di riferimento e luoghi dove far crescere le competenze genitoriali.

Ricordo l’esperienza dell’Università della Famiglia fatta con lui per anni, che ci ha visto insieme promuovere l’attenzione ai figli e quello «sguardo genitoriale» che, purtroppo, ancora manca. Non a caso in occasione dei suoi 96 anni Don Mazzi, con l’energia abituale ha scandito parole decise: «Dobbiamo tornare a guardare in faccia gli adolescenti. Perché sul tema degli adolescenti non sono d’accordo su quello che si va dicendo. È troppo comodo parlarne male. Si parla bene di loro quando le relazioni diventano autentiche. Ma quando riusciamo a guardarli negli occhi. La domanda è proprio questa: ci riusciamo ancora?».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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