«Per me era un profeta. Ha dimostrato che il bene è l'unica moneta di scambio che non fallisce mai. Ora non ho perso solo un amico, ma un padre. Con la morte di don Mazzi non si chiude un cammino, ma resta aperto un orizzonte». È un ricordo intriso di profonda gratitudine e dolore quello di Fortunato Pogna, nominato dallo stesso fondatore come referente delle attività della Fondazione Exodus a Sonico. «Per me lui era un profeta», racconta Pogna, «e quanto ha predicato e fatto altro non è che la testimonianza di un mondo in cui il bene è la moneta di scambio che non fallisce mai».
Il legame tra il sacerdote e la comunità camuna ha radici profonde, fatte di accoglienza e di riscatto sociale. «Sono stati migliaia i ragazzi che abbiamo ospitato e assistito nella Casa di Enzino, la struttura coordinata da un giovane di 24 anni raccolto dalla strada che il Don ha voluto fortemente come responsabile, prima che un male incurabile allo stomaco lo strappasse alla vita. Da allora nulla è cambiato: la nostra attività ha visto nascere il Convento, con altre centinaia di persone accolte e figure di religiosi che si sono fermate da noi persino per cinque anni». Un cammino importante che esattamente dieci anni fa vide Sonico ospitare il «capitolo» del convento con oltre 400 partecipanti, un evento storico per l'intera comunità di Exodus.

Ora la scomparsa di Don Mazzi e del suo carisma lascia un vuoto incolmabile, ma anche una direzione chiara per il futuro. «Dobbiamo andare avanti sulla scorta della sua volontà», prosegue Pogna. «Don Mazzi ripeteva spesso che il metodo Exodus era "passione, volontà ed esserci per tutti", e lui lo incarnava alla perfezione. L’ho visto giovedì scorso per l’ultima volta, senza mai pensare che se ne sarebbe andato dopo poche ore. Con i suoi occhi chiari mi ha salutato in un ideale congedo, condiviso nella speranza che il cammino di indipendenza e autonomia di ogni singola realtà di Exodus possa definirsi al meglio, proprio come accaduto a Sonico».
Per Pogna, Don Mazzi non è stato solo una guida, ma l'uomo che gli ha rivoluzionato la vita. «Mi ha conosciuto in una ferriera a Reggio Calabria e, pur essendo io un semplice manovale, ha creduto in me indicandomi come referente di Sonico. Da allora ho ricominciato a studiare: ho preso le medie a 38 anni e ho conseguito i tre anni di superiori necessari per fare il mio percorso in Exodus. Ora sono un educatore di comunità e lo devo solo a lui, alla sua visione e a quel motto che ripeteva sempre: "Il bene paga sempre". Non ho perso solo un amico, ma un padre: ha sposato le mie due figlie e battezzato i miei quattro nipoti. Se ne è andato nel giorno del compleanno di mio padre, che sono certo lo accoglierà in cielo come un fratello».
Sul Garda

Dalla Valcamonica al Garda. La cittadinanza onoraria conferita nel novembre 2025 aveva sancito il legame tra don Antonio Mazzi e Lonato. Dopo la sua scomparsa, il sindaco Nicola Bianchi ricorda il fondatore di Exodus come «un lonatese d’adozione», per il rapporto costruito negli anni con la comunità della Valsorda e per il suo impegno a favore dei giovani.
Don Mazzi non aveva potuto partecipare alla seduta del Consiglio comunale dedicata al conferimento dell’onorificenza. Aveva però affidato a un messaggio il proprio ringraziamento alla comunità lonatese e agli educatori di Exodus. L’attestato gli venne consegnato successivamente dall’allora sindaco Roberto Tardani, in occasione dei festeggiamenti per il suo compleanno.
Da anni Exodus è presente in Valsorda con una comunità residenziale che accompagna persone con dipendenze in percorsi educativi e di reinserimento. «Ora l’importante è che il suo progetto trovi continuità, ma ne sono certo: proseguirà nel segno del suo messaggio», osserva Bianchi. Il sindaco richiama infine la scelta di essere tumulato nell’abbazia di Maguzzano, «un’ulteriore conferma del legame con il nostro territorio». Anche la giunta, insieme ai dirigenti e al personale del Comune, ha espresso il proprio cordoglio.



