Il Brasile va al secondo turno delle elezioni presidenziali, previsto per il 25 ottobre. I sondaggi davano il secondo turno come lo scenario più prevedibile. Meno scontata era invece la vittoria di Flavio Bolsonaro al primo turno con il 47%, pari a oltre 56 milioni di voti, contro Lula, al 45%, pari a quasi 54 milioni di voti. È un vantaggio cospicuo, ma non è ancora detta l’ultima parola. In sede di analisi del voto «a caldo», Lula ha dichiarato che «la vittoria nei testa a testa è più gustosa», mentre Bolsonaro ha affermato che questo risultato sancisce «la fine del Partido dos Trabalhadores».
Il presidente in carica proverà a prendere i voti nell’astensionismo (quasi 30 milioni di astenuti al primo turno), e convincere i partiti del «centrão» (il centro). Il Partito Social Democratico dell’ex sindaco di San Paolo, Kassab, in virtù degli ottimi risultati ottenuti (governatori statuali, senato e camera federali), può offrire il proprio appoggio all’uno o all’altro dei contendenti. Si tratta di uno scenario complesso.
Se guardiamo la nuova composizione del Senato e della Camera, risulta chiaro che la crescita dei partiti di destra, moderata ed estrema è uno dei risultati più espressivi di queste elezioni brasiliane. Al Senato il Partito Liberale di Bolsonaro raggiunge il suo massimo storico (28 senatori, sul totale di 81). Esistono i numeri per formare una coalizione di centro destra in grado di appoggiare Flavio Bolsonaro, garantendo governabilità. Se invece vince Lula si possono ripresentare i dilemmi del «presidenzialismo di coalizione» brasiliano. Un presidente che non gode di solide coalizioni al Senato e alla Camera ha grandi difficoltà a governare.
O que está em jogo é o futuro das políticas de inclusão social deste país. E não se engane: quando o foco é cortar direitos e reduzir políticas públicas, a conta pesa justamente sobre quem mais precisa. É tirar de quem tem menos para proteger os privilégios de quem já tem mais. https://t.co/cWZGVu1pXM
— Lula (@LulaOficial) October 6, 2026
Nel caso specifico, Lula sarebbe costretto a chiedere di volta in volta appoggi alle coalizioni di centro per potere approvare le fondamentali leggi di bilancio, o avanzare nel suo progetto di sviluppo del Brasile, teso a ridurre la povertà, la diseguaglianza e favorire una maggiore inclusione attraverso le politiche sociali (bolsa-família, quote razziali, maggior presenza delle donne in politica, solo per citarne alcune).
Se il terzo mandato di Lula è stato abbastanza spostato al centro, un eventuale nuovo mandato lo sarebbe ancora di più. A rendere le cose ancora più complesse si registrano alcuni dati. Il primo, nella storia della democrazia brasiliana, nessun candidato presidente ha vinto di rimonta al secondo turno. Il secondo, si riscontra nelle recenti contese elettorali delle grandi democrazie presidenzialiste una alternanza molto polarizzata, che mette in crisi il rinnovo del mandato del presidente in carica (Usa, Trump-Biden-Trump; Brasile, Bolsonaro-Lula e ora Flavio Bolsonaro in vantaggio). Il terzo, l’espansione delle destre in America del Sud sull’onda del «trumpismo». In questa prospettiva, in caso di vittoria di Bolsonaro, il Sud America sarebbe quasi interamente governato dalle destre.
"Está decretado o fim da era do PT", diz Flávio Bolsonaro em primeiro discurso após o primeiro turno. ➡️ Assista à #GloboNews ao vivo, com sinal aberto no globoplay: https://t.co/39famwCnXU #eleições2026 https://t.co/bTYufVbJci
— GloboNews (@GloboNews) October 5, 2026
Insomma, fra tre settimane si determina una elezione fondamentale per il Brasile, per il Sud America e per il mondo. La vittoria di Lula, pur con tutti i problemi di rinnovamento della classe dirigente del PT, consentirebbe di portare avanti un progetto di sviluppo del Brasile, iniziato all’alba del nuovo millennio. Sull’altra sponda, la vittoria di Bolsonaro può essere vista sotto differenti prospettive. Una famiglia che utilizza lo stato e le istituzioni brasiliane come patrimonio. È un fenomeno differente dai «caudilhos» locali, perché entra nel cuore delle istituzioni e le erode, con l’appoggio delle milizie paramilitari, e del fondamentalismo religioso (Michelle Bolsonaro è il modello di donna-famiglia del movimento pentecostale).
A rendere ancora più spaventoso lo scenario brasiliano è il conflitto all’interno del Supremo Tribunale Federale sulla questione del conflitto di interesse e della creazione di un nuovo codice etico. Un STF debole di fronte all’avanzata della destra estrema eversiva sarebbe pericoloso, in quanto Flavio Bolsonaro ha promesso che in caso di vittoria intende concedere l’indulto al padre condannato. Sul piano del governo, non ci aspettiamo granché di diverso da quanto fatto da Jair Bolsonaro nel suo mandato. Un Brasile colonia degli Usa.
Fabio Gentile – Docente di Scienze Politiche, Università federale del Cearà, Fortaleza (Brasile)




