I «nuvoloni all’orizzonte» (Giorgetti dixit) includono le attuali tensioni sui mercati finanziari. Lo spread sui titoli decennali italiani (rispetto a quelli tedeschi) è aumentato in due mesi di 30 punti, fino a 110 circa nell’ultima settimana. Alcuni commentatori hanno richiamato (impropriamente) lo shock finanziario che colpì l’Eurozona quindici anni fa, ma, a parte il livello allora molto più alto degli spread, i paesi più colpiti erano i Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna); ora invece in questo gruppo lo spread più alto è proprio quello italiano (la Grecia presenta infatti uno spread inferiore di 20 punti al nostro). Invece un po’ peggio di noi sta la Francia (spread a 130), a causa di disavanzo e debito pubblico in aumento, ed incertezze politiche (prossime elezioni).

Peraltro, i tassi di interesse sul debito pubblico stanno aumentando in tutto il mondo, per diversi motivi. Innanzi tutto, le banche centrali da qualche settimana stanno alzando i loro tassi a causa di un’inflazione più persistente del previsto. Inoltre, i premi al rischio sul debito sono crescenti a causa degli alti livelli del debito: si pensi che il debito pubblico mondiale sta per superare il 100% del Pil, livello mai più toccato dall’immediato dopoguerra. Negli Stati Uniti il tasso sui titoli decennali ha superato il 5,2% (quindi superiore al nostro 4,6%) a causa di disavanzo e debito in forte crescita; perfino in Giappone – dopo tre decenni di tassi quasi nulli – ha toccato il 3% (richiamando capitali in patria e contribuendo alle difficoltà di collocamento dei titoli Usa).
Per giunta, i mercati finanziari globali sono in tensione perché sta aumentando la domanda di credito anche da parte del settore privato. Le imprese, in particolare quelle legate all’Intelligenza Artificiale (IA), stanno cercando di finanziarsi per realizzare gli ingenti investimenti programmati, specie nei «data center». Per inciso, questi investimenti incidono già adesso sulla produzione manifatturiera: in tutto il mondo sta aumentando la domanda non solo di semiconduttori ma anche di attrezzature e componenti, turbine, sistemi elettrici e di raffreddamento, cavi di trasmissione, fibre ottiche, etc. Mentre è sempre più accesa la discussione sull’impatto dell’IA sulla produttività (e sui fabbisogni di manodopera) nei vari settori dell’industria e dei servizi, per ora sta aumentando la produzione di questi beni fisici (che in parte spiega la revisione al rialzo del Pil italiano di quest’anno, dallo 0,5% allo 0,8% secondo le ultime stime del Fmi).
Comunque, posto che l’aumento dei tassi sui mercati finanziari è un fenomeno globale, ci si può chiedere se la politica economica nazionale sia stata adeguata. La risposta è purtroppo negativa. In aggiunta alla scarsa attenzione degli ultimi governi per la crescita del debito pubblico (che ha raggiunto il 138% del Pil), il governo ora in carica è stato approssimativo nella programmazione delle spese: una maggiore attenzione avrebbe consentito (per solo lo 0,1% del Pil) di uscire dalla procedura europea dei disavanzi eccessivi.
Ed ora si accinge a varare una manovra finanziaria forzatamente contenuta e che, ancora una volta, non fornirà nessuno stimolo significativo alla crescita economica. Invece, considerato che la sostenibilità del debito pubblico dipende dall’entità del saldo primario di bilancio (e qui perlomeno abbiamo un piccolo avanzo da un triennio) e dalla differenza tra tasso d’interesse medio sul debito e tasso di crescita dell’economia e rammentato che sui tassi d’interesse i nostri margini di manovra sono limitati, sarebbero necessarie politiche più efficaci per la crescita, anche da questo punto di vista.




