Opinioni

Al Consiglio comunale il dibattito somiglia a un monologo collettivo

La discussione sul bilancio consuntivo 2025 ha evidenziato una politica che «parla ma non dialoga» e dove tutto viene moltiplicato esponenzialmente
Palazzo Loggia - © www.giornaledibrescia.it
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Il Consiglio comunale di Brescia è un luogo «generoso»: moltiplica esponenzialmente tutto. I pattugliamenti diventano cifre encomiabili o deplorevoli, i dividendi diventano eccellenza o disfatta, i disavanzi diventano allarmi o oculatezza. Perfino le parabole evangeliche entrano a bilancio, quando Fabio Capra evoca i pani e i pesci per ricordare a Fratelli d’Italia che 40mila bresciani sotto i 15mila euro di reddito «non si assistono con gli slogan». È un’aula dove ognuno porta il proprio miracolo e il proprio disastro: il problema è che non si incontrano mai. E anche ieri il Consiglio comunale dedicato principalmente al rendiconto 2025 è diventato una sorta di monologo collettivo, rappresentazione plastica di un’aula che parla ma non dialoga.

Carlo Andreoli (FdI) parla di via Einaudi come di un luogo fuori controllo; l’assessore alla Sicurezza Valter Muchetti risponde con 126 pattugliamenti. Andreoli sente negazione; Muchetti sente esagerazione e, alla fine, la distanza resta identica. Fabio Rolfi (Lega) guarda i 110 milioni di avanzo e vede un’illusione ottica; l’assessore al Bilancio Marco Garza guarda gli stessi numeri e vede coerenza. Nessuno prova a convincere l’altro: si limitano a ribadire a distanza di svariati interventi la posizione iniziale. Propaganda contro servizi. Servizi contro propaganda.

Intanto il dibattito procede come un flusso parallelo: interventi scritti a casa, letti a prescindere dalla piega che sta prendendo il dibattito reale contemporaneo, poi subito archiviati. Rolfi cita Verona, Capra cita Zelig. L’opposizione non si offende nemmeno, tutto scorre. La domanda più seria la formula Massimiliano Battagliola: non se i conti tornano, ma se la città torna in quei conti. È una domanda che resta sospesa, perché nessuno la prende davvero in carico.

Alla fine il bilancio consuntivo 2025 viene approvato. E così il Consiglio si chiude come si era aperto: con la sensazione che la politica si sia un po’ annacquata dentro un sistema perfettamente funzionante nella sua impermeabilità. La maggioranza difende la propria coerenza; l’opposizione difende il proprio allarme. Nessuno cede un centimetro perché nessuno dialoga davvero. Forse il vero miracolo, ieri, non è la moltiplicazione dei pani e dei pesci. È la moltiplicazione dei monologhi.

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