Nell’era dell’IoT, dell’interconnessione e della guerra ibrida, niente e nessuno è più al sicuro, nemmeno quegli ambiti e quei settori che per lungo tempo sono stati considerati intoccabili. A dimostrarlo è la recente ondata di attacchi hacker che ha colpito i sistemi di refrigerazione commerciale in diverse aree d’Europa: prima in Francia a metà ottobre, poi in Belgio e Svezia, fino ad arrivare ieri anche in Italia, con episodi segnalati in Toscana, Emilia-Romagna e Sicilia. Una sequenza di violazioni che evidenzia come la cybersecurity non sia più soltanto una questione tecnologica o una priorità delle grandi infrastrutture strategiche, ma un elemento essenziale per garantire il funzionamento di servizi e attività che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini.
«Gli episodi dimostrano come anche il settore della refrigerazione commerciale sia oggi esposto a minacce informatiche concrete, anche se per molto tempo si è ritenuto che questi sistemi non rappresentassero un obiettivo particolarmente interessante per gli attaccanti – afferma Carmine Infante, chief growth officer di Epta, gruppo multinazionale specializzato nella refrigerazione commerciale per i settori retail, food&beverage e Ho.re.ca. (l’amministratore delegato è il bresciano Marco Nocivelli) –. Cyberattacchi di questa natura non sono certo una novità ma adesso, in un orizzonte di guerra ibrida, si stanno intensificando e ampliando, andando ormai a colpire non più solamente infrastrutture critiche, aeroporti o istituzioni finanziarie».
Cosa è successo
Nello specifico nelle violazioni ai frigoriferi dei supermercati europei, con gli autori che non sono ancora stati identificati, «gli attaccanti sono riusciti ad accedere in alcune occasioni ai sistemi attraverso connessioni di rete con Ip pubblici, modificando i parametri funzionali delle apparecchiature fino a comprometterne il funzionamento e, in alcuni casi, a interrompere la refrigerazione degli alimenti» spiega Infante.
Per comprendere meglio questi rischi è però fondamentale considerare la complessità dei sistemi di refrigerazione commerciale, che integrano componenti e tecnologie differenti. Da un lato ci sono infatti le apparecchiature fisiche, come i banchi frigoriferi e le celle refrigerate, che rappresentano un elemento della catena di fornitura del freddo. Ci sono poi i controllori elettronici, che ne gestiscono le funzionalità e regolano i parametri operativi. A questi si aggiunge un terzo elemento, cioè l'infrastruttura di connettività del punto vendita, attraverso la quale i diversi dispositivi comunicano tra loro e possono essere gestiti da remoto.
«Questi tre ambiti sono generalmente gestiti da soggetti differenti – evidenzia l’esperto –. Si tratta quindi di un ecosistema articolato, nel quale la sicurezza dipende dall'interazione e dalla collaborazione tra più attori, che tra di loro sono soliti dialogare».
Il problema però, così come emerso dal caso francese, è che i pericoli sono dietro l’angolo, data la complessità del sistema e la continua necessità di tenere aggiornati apparecchi tecnologici, software e protocolli di sicurezza. «C’è bisogno di consapevolezza da parte degli operatori, ma in questo non ci sono né il bianco né il nero: non si può dire quale sia il livello giusto rispetto a fenomeni che cambiano continuamente - rimarca Infante -. I fatti di questi giorni ci ricordano tuttavia quanto sia importante continuare a lavorare per accrescere la cultura della sicurezza informatica e rafforzare la capacità di prevenire e affrontare i rischi».
Naturalmente oltre all’attenzione delle persone servono investimenti da parte delle aziende, «ma è importante sottolineare che il rischio zero non esiste. Nessuna tecnologia può garantire una protezione assoluta, sebbene sia possibile ridurre significativamente l'esposizione alle minacce attraverso un approccio preventivo, aggiornamenti costanti e l’attenzione alla sicurezza lungo tutta la filiera».
Nel medio termine il quadro normativo, incluso il Cyber resilience zct, «deve rappresentare un framework comune, spingendo il focus sulla cybersecurity dei prodotti e identificando responsabilità e obblighi – conclude – , per una collaborazione ancora più stretta tra industria della refrigerazione, retailer, funzioni It e fornitori di tecnologie elettroniche e digitali».




