Opinioni

Cent’anni di Fidel Castro: Cuba e l’eredità della rivoluzione

Il 13 agosto 1926 nasceva il «Líder Maximo», che nel 1959 rovesciò a L’Avana il dittatore Fulgencio Batista. Rimase alla guida del governo cubano fino al 2008. Ora il Paese vive una delle sue più gravi crisi.
Fabio Gentile

Fabio Gentile

Editorialista

Celebrazioni del centenario della nascita di Fidel Castro a Cuba - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Celebrazioni del centenario della nascita di Fidel Castro a Cuba - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Si celebra il centenario della nascita di Fidel Castro (13 agosto de 1926-25 novembre 2016), una delle icone del Novecento, il «Líder Maximo» della rivoluzione cubana che rovesciò nel 1959 la dittatura di Fulgencio Batista, nonché primo ministro di Cuba sino al 2008.

Con l’appoggio dell’Urss sfidò gli Usa, sconfiggendo nel 1961 gli esuli cubani anticastristi, sotto il controllo della Cia - episodio noto come «l’invasione della Baia dei Porci». In seguito, fronteggiò una dei momenti di massima tensione dello scontro tra Urss e Usa: l’installazione di missili sovietici in territorio cubano durante la presidenza Kennedy.

E fu in tale circostanza che Castro costruì le basi del «terzomondismo», indicando al mondo polarizzato la «via cubana al socialismo». Essa maturò dopo gli incontri a Mosca con Chrušhev. In quella circostanza, Castro comprese che occorreva sganciare il Terzo Mondo sia dall’imperialismo statunitense sia dall’Unione Sovietica, con la quale mantenne peraltro relazioni economico-politiche solide sino all’implosione del comunismo (1989-1991).

Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, il Movimento dei «non allineati», di cui Castro era uno dei principali esponenti, tracciava il cammino della rivoluzione globale popolare ai popoli oppressi dall’imperialismo statunitense, ma al tempo stesso non disponibili a legarsi esclusivamente al modello sovietico.

Nel caso di Cuba, la rivoluzione castrista si tradusse nelle riforme sociali, in particolare quelle riguardanti i settori dell’educazione, delle cure mediche e delle costruzioni stradali, nonché nella politica governativa di «democrazia diretta».

Su questi ed altri aspetti si discute ora negli eventi organizzati a L’Avana per il centenario. «Fidel: legado y futuro» intende riflettere non solo sul Castro delle riforme sociali, ma anche sullo stratega, il «guerrigliero», e soprattutto sul leader dell’internazionalismo basato sulla solidarietà tra i popoli «oppressi».

La ricorrenza cade in una congiuntura storico-politica delicata per l’America Latina. Sull’onda dell’amministrazione Trump, le destre avanzano in Sud America, il Venezuela è sotto il controllo degli Usa, e Cuba sta attraversando la crisi energetica e economico-politica più profonda del «postcastrismo». Le elezioni in Brasile ad ottobre saranno un banco di prova cruciale per la sinistra sudamericana. Lula è favorito, ma si prevede una disputa accesa.

Nel 1953, Castro, prigioniero nelle carceri del dittatore Batista, pronunciò una delle frasi più significative della sua traiettoria: «La storia mi assolverà». A 100 anni dalla sua nascita, il compito della riflessione storico-politica non è quello di assolvere né di condannare. Bensì comprendere il senso più profondo del socialismo cubano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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