Opinioni

Il caso Paraguay e i venti progressisti sul sud america

Il 2027 sarà un anno cruciale per comprendere se in Sud America soffieranno nuovi venti di progressismo sull’onda delle elezioni nordamericane di medio termine
Fabio Gentile

Fabio Gentile

Editorialista

La protesta contro il governo ad Asuncion, in Paraguay - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La protesta contro il governo ad Asuncion, in Paraguay - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il Paraguay è un piccolo Paese, confinante con i due giganti sudamericani Brasile e Argentina. Nel corso degli ultimi decenni il Paese è diventato una meta di investimenti economici, finanziari e immobiliari vantaggiosi, in ragione dei prelievi fiscali bassi e di un tassa per ottenere il visto da imprenditore tra le più accessibili del Sud America. Oltretutto, brasiliani e stranieri superano ogni giorno la frontiera con il Paraguay per acquistare prodotti di alto livello tecnologico (Iphone, per esempio) a prezzi più bassi.

Insomma, l’economia del Paraguay gira intorno agli investimenti finanziari, soprattutto statunitensi e brasiliani.

L’altro giorno una delle principali banche di affari (Banco digital Ueno) è entrata in crisi. Le autorità hanno constatato che il coefficiente di solvibilità della banca era sceso al di sotto della metà del minimo richiesto dalla legge.

Di fronte a questa situazione, la Banca Centrale ha ordinato un intervento nell’istituto. Circa tre milioni di piccoli e medi investitori hanno visto i loro capitali congelati. Si tratta di circa 850 milioni di dollari provenienti dal settore pubblico (tra cui anche il Ministero della Previdenza e quello della Sanità), amministrati dal Banco digital Ueno. La banca centrale ha iniziato a risarcire i clienti utilizzando il FGD (Fondo di garanzia dei depositi).

Il crack finanziario, per certi versi analogo a quello del Banco Master in Brasile, ha coinvolto anche la politica.

In seguito alla crisi, il presidente in carica dal 2023 Santiago Peña ha dato le dimissioni, mentre per le strade della capitale Asunción stavano scoppiando delle rivolte tra correntisti del Banco Ueno e forze dell’ordine. Peña è un economista neoliberale, già presidente della Banca Centrale, esponente di spicco del partito Colorado, su posizioni conservatrici, e soprattutto già azionista del Banco digital Ueno. Un gigantesco conflitto di interesse, per il quale non è bastato aver dato le dimissioni dall’incarico di presidente. Peña è stato arrestato nella sua abitazione ad Asunción per ordine della magistratura proprio nell’ambito del caso Ueno Bank.

Le opposizioni lo accusano di aver compiuto una «mostruosità». Peña ha ingannato il popolo con una banca che avrebbe dovuto generare «prosperità» - idea poi ripresa da Flavio Bolsonaro nella campagna elettorale brasiliana -, e invece ha prodotto solo miseria e disperazione, avendo favorito l’appropriazione indebita di fondi pensionistici e insabbiato le procedure di controllo della banca centrale. Circa tre milioni di persone vedono a rischio i loro risparmi e i loro piccoli investimenti, mentre i grandi investitori stranieri ritengono che non ci siano più le condizioni per investire in Paraguay.

È evidente che la sconfitta elettorale di Bolsonaro e in sequenza quella di Trump ha messo in crisi il progetto di espansione delle destre a livello globale, di cui il Sud America è un segmento importante. I risultati negativi hanno provocato turbolenze nei mercati finanziari. Ma se il Brasile è un paese «solvibile» in caso di crisi, non lo è di certo il Paraguay.

Il 2027 sarà un anno cruciale per comprendere se in Sud America soffieranno nuovi venti di progressismo sull’onda delle elezioni nordamericane di medio termine.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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