La brutalità di Trump e il risveglio consapevole della fede cristiana

E pensare che c’era chi rimproverava Papa Leone XIV di essere troppo cauto nella denuncia dei manovratori della violenza militare mondiale. Non mancavano raffronti negativi con l’azione del predecessore, Papa Francesco, a sostegno delle periferie del mondo. Invece l’ira scomposta del presidente Usa, Donald Trump, ha toccato nei giorni scorsi apici di contrapposizione mai sperimentati prima nei confronti del papato romano, colpevole, ai suoi occhi, e di rimando a quelli della sua squadra di governo, di aver sconfessato quanto messo in atto, e ulteriormente minacciato , rispetto alla situazione belligerante iraniana.
Trump ha continuato a rincarare le dosi, salvo volgere poi le sue attenzioni a quanti hanno preso le distanze dal suo violento interventismo anti Vaticano. In primis ha fatto scalpore l’attacco frontale, senza alcuna sfumatura, alla nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Condannata, da amica esibita, a passare in testa al libro nero dei suoi avversari personali. Chiamati apertamente a pagare il prezzo esoso di quanto considera un tradimento del suo operato e della sua amicizia a senso unico: o fai quanto dico oppure, stanne certo, ti farò pagare il conto, forte della mia potente macchina militare e del controllo economico che mi consente di attuare a tuo discapito.
La Meloni, accusata dalle opposizioni parlamentari di essere servilmente prona ai diktat di Trump, si è trovata, in poche ore, priva dell’alleato storico. Ha sommato la colpevolizzazione di non aver concesso la base di Sigonella, e il sostegno all’azione militare statunitense, con il mancato appoggio alla denuncia di mancanza di sensibilità politica e di corretto sentire religioso di Papa Leone. Tanto che pure dalle opposizioni si sono levate voci a suo sostegno, pur non prive della lamentela sui ritardi, giudicati colpevoli, della presa di consapevolezza delle implicazioni negative del trumpismo.
Fin qui i capi, ma noi singoli cittadini? L’opinione diffusa non è solo che Trump abbia superato ogni limite, ma che sia giunto ad un livello di pericolosità che non promette nulla di buono. L’innalzamento, senza alcun pudore, della sua figura a messia salvifico, mentre il Papa viene derubricato a pericoloso incompetente, non lascia indifferenti neppure quanti sono tiepidamente fedeli, o persino scettici nei confronti della religione cattolica. Che cosa ci si può attendere da chi si paragona a Dio in terra? Quali disastri può concedersi chi si arroga il diritto di cancellare delle civiltà dal cammino storico?
Per assurdo, l’attacco frontale di Trump può suscitare un risveglio della consapevolezza del valore costruttivo della fede cristiana. Se la forza distruttiva le si oppone con tanta veemenza, allora significa che lì si radica una opposta visione di società, che va perseguita per contrapporsi alle ombre crescenti che offuscano il vivere civile. Cresce la responsabilità dei cattolici e dei cittadini pensosi. Non si può lasciare solo Papa Leone XIV a richiamare, con ferma costanza, in ogni occasione e alle diverse latitudini, il valore insopprimibile di una pace operante e disarmante. Vedere occasioni di bene anche dove si semina, con pervicacia, il male.
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