Trump attacca Leone XIV: pace sotto attacco globale

È forse stato il più importante e chiaro discorso di Leone XIV, in cui ha citato tutti i suoi predecessori da Pio XII a papa Francesco, tutti chiarissimi per la pace. Un discorso di svolta. Una svolta non certo nel senso di cambiamento di direzione, ma di accelerazione verso la verità e la giustizia e dunque la pace.
Di accelerazione di testimonianza con le parole, il ragionamento, la serena forza spirituale. Lo ha detto in san Pietro, sabato scorso, di fronte al mondo convocato in una veglia di preghiera per la pace, lo ha ribadito nei fatti e nella concreta testimonianza in Algeria, prima tappa di un viaggio in Africa che concretizza proprio l’impegno per la pace nella realtà della storia, della vita quotidiana e nelle prospettive di cambiamento pratico attraverso l’incontro e il dialogo.
Una linea dunque molto semplice, serenamente semplice, a dire che in pratica è possibile essere alternativi rispetto ad una storia dominata dalle pulsioni del potere, del denaro e dunque della violenza e della falsità.
Puntuale, anche se inaspettato per la sua virulenza, è arrivato un attacco a testa bassa di Donald Trump. Nel mezzo di una guerra scatenata senza motivi, o più esattamente con il solo motivo di mantenere l’iniziativa di scaricare le troppe tensioni accumulate all’interno e non silenziabili in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, il presidente degli Stati Uniti ha insultato il Papa. In termini inusitati e pienamente consapevoli.
Già, perché la prima cosa stupefacente è che gli insulti del presidente Usa sono pienamente consapevoli. C’è, come diceva il catechismo per il peccato morte «piena avvertenza e deliberato consenso». Si tratta dell’ennesima, spericolata scommessa sulla cosiddetta «identificazione vicaria» nel capo supremo da parte della sua base di consenso. Accusare il Papa (e in particolare la sua chiara, convinta e serena indicazione e testimonianza per la pace) di debolezza è coerente con il suo «istinto per il potere». Lui il forte, che fa la guerra (rischiando concretamente di perderla), l’altro il debole.
È un gioco perverso sulla pelle del mondo, che va semplicemente smascherato. Come ha fatto lo stesso Papa Leone, che ha semplicemente risposto di non avere paura. Cosa aveva detto Giovanni Paolo II ai tempi della guerra fredda? Non abbiate paura. Lo stesso Leone, garantendo di continuare nel suo impegno per la pace. Grande Papa, dunque, e grande esempio e programma: smascherare il gioco. Di una cultura nichilistica, che nasce ben prima del trumpismo e che Trump usa con spregiudicata violenza puntando proprio sulla «soddisfazione vicaria» di chi si identifica in lui.
Smascherare il gioco perverso che il presidente Usa cerca di imporre significa però uscire dalla logica dei radicalismi e dei populismi opposti e costruire una vera cultura e alternativa personalistica, basata sulla realtà delle persone concrete e dei loro problemi veri. Come Papa Leone sta esortandoci a fare, in dialogo, come si conferma oggi in Algeria, con tutti coloro che non si vogliono arrendere alla logica demoniaca del potere e del denaro, che travisa e bestemmia il nome di Dio.
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