Brescia ora è capitale dello sport
Da capitale della cultura a capitale dello sport. Non è un’esagerazione, ieri Brescia e Roncadelle hanno festeggiato i loro olimpionici, i paralimpici e tutti coloro che a Parigi hanno gareggiato sotto le insegne del tricolore: 18 atleti, una spedizione seconda solo a Roma, Napoli, Torino, e alla pari di Genova. Il medagliere di Parigi 2024, centododici anni dopo quello di Stoccolma, in cui Brescia salì per la prima volta sul podio, consegna la fotografia di un’Italia cambiata nel profondo, la nostra provincia ne è uno spaccato esemplare.
Le prime medaglie la Leonessa le conquistò nel 1912, con i ginnasti Lorenzo e Giovanni Mangiante, Umberto Zanolini e Giorgio Zampori, un ex martinitt che in Svezia, come i compagni di squadra, andò in treno, in terza classe: ognuno pagava il biglietto di tasca sua.
I Mangiante però erano figli di un ricco imprenditore edile e nel 1928 la preparazione della squadra olimpica fa organizzata al Casinò di Gardone Riviera, con Gabriele D’Annunzio appassionato osservatore.
Oggi parliamo di un’Italia nuova, individualista quel tanto (la medaglia d’oro del volley femminile è solo la sesta di squadra in tutta la storia dei Giochi), metodica e artigiana di cui Brescia è una metafora ideale.
E Roncadelle con i sui 22mila euro di reddito pro capite si situa più o meno a metà di quel 46% della popolazione italiana che con un reddito tra 15mila e i 34mila euro si dichiara «ceto medio»: famiglie disposte ad accollarsi il sacrificio di portare i ragazzi in piscina, in palestra, al campo da tennis, al fiume. Lavoro, impegno quotidiano, fatica ma anche capacità di mettersi a disposizione del collettivo: Anna Danesi è la capitana della nazionale di volley, un gruppo multicolore che ha fatto sognare.
Tecnici e impianti all’avanguardia (calcio a parte...), logistica e modernità: Alice e Asia D’Amato, genovesi, che a dodici anni si trasferiscono a Brescia, come farà Manila Esposito a sedici, sotto la guida di Enrico Casella, grande capo della ginnastica artistica femminile.
Angela Andreoli, calciatrice attratta alla ginnastica dalla serie televisiva di Mtv.
Alice Bellandi che da Roncadelle inizia a praticare il judo a Folzano, 9 km e meno di un quarto d’ora di distanza da casa, prima di approdare, maggiorenne, alle Fiamme Oro, che con la divisa regalano tranquillità e sicurezza per il futuro. Giovanni De Gennaro che comincia a pagaiare con il Canoa Club di Brescia, a Vobarno sul Chiese. Talento, territorio, determinazione nel perseguire gli obiettivi: questa è Brescia sportiva.
In un Paese in cui lo sport parla ormai prevalentemente femminile: 7 ori su 12 appartengono alle donne. Tra gli anni Trenta e il 1972 le medaglie d’oro conquistate dalle ragazze erano state in tutto tre. Oggi le donne vogano, pedalano, corrono, nuotano, sparano. E Parigi, 3 su 4 dei successi bresciani appartengono alle leonesse d’Italia. Un ruggito che illumina il presente e il futuro.
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Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.





















