Brescia, epopea calpestata ma non cancellata

Centoquattordici anni di storia buttati via da un uomo (che da ieri alle 15.01 possiamo non chiamare più presidente) e da un debito di circa tre milioni di euro, cifra tutt’altro che impossibile per una società calcistica. Il Brescia Calcio Bsfc, usiamo la definizione voluta da Massimo Cellino, perché il Brescia in sè rimane e rimarrà altra cosa, non esiste più.
Quella minaccia ventilata da mesi di non iscrivere la squadra al prossimo campionato è diventata realtà con il passare prima dei giorni e poi delle ore, ma tuttora rimane illogica e surreale a livello economico, al di là dello schiaffo che il signor Cellino ha deciso di infliggere non solo agli sportivi, ma alla città. È chiaro infatti che una vicenda così ferisce tutti, perché le ricadute sono a 360 gradi: si va oltre lo sport, si tocca il tessuto sociale così come la politica.
Meglio chiarire un aspetto: Massimo Cellino non ha voluto iscrivere la squadra ad un campionato professionistico, sbagliato sarebbe pensare che non abbia potuto. Che sia per ripicca, per dispetto, per «farla pagare» a chi non lo ha accettato, adesso poco importa. Ma ha scientemente deciso di abbassare la saracinesca. Quella che invece alzò nell’agosto del 2017, presentandosi al capezzale di una società a cui invece, Marco Bonometti a parte, non si era avvicinato alcun imprenditore bresciano, nonostante le condizioni fossero tutto sommato simili a quelle di oggi.
Segno che non era Corioni a tener lontano potenziali investitori, mancava proprio l’idea di credere nel calcio a Brescia. Per questo il fatto che in Loggia si aprirà un tavolo con le tre società che parteciperanno al prossimo campionato di serie C (FeralpiSalò, Lumezzane e Ospitaletto) deve essere preso sia come un segnale di possibile e magari rapida rinascita del Brescia, sia (finalmente) di un avvicinamento del mondo imprenditoriale alla Leonessa calcistica.
Una Leonessa ferita, in lacrime, ma non morta: ecco perché il gesto folle e senza senso di Cellino ha sì calpestato la storia del Brescia Calcio, ma non può in alcun modo cancellarla. In quei 114 anni ci sono le lacrime di gioia e di dolore di migliaia di appassionati, ci sono soldi spesi per abbonamenti e trasferte, sacrifici e tutto quanto può essere ricondotto a due semplici parole: passione e amore.
Da queste, chiunque si avvicinerà a creare il «nuovo Brescia» dovrà ripartire, senza dimenticare chiarezza e rispetto. Se ci sarà tutto ciò, la categoria diventerà sì importante, ma non dirimente per riconquistare quel cuore che oggi sanguina, ma che è pronto a tornare a battere più forte di prima. Valeva ieri, vale oggi, varrà domani: forza Brescia.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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