Brescia, è finita: Cellino porta nel baratro una storia lunga 114 anni
La storia del Brescia, 114 anni, se n’è andata. È volata via alle 15 di venerdì 6 giugno 2025. Minacciato per mesi, detto e fatto: il dramma sportivo, così, è stato servito. Non c’è stata alcuna svolta notturna come pure si era continuato a sperare dal fondo dei cuori, perché è sempre stato durante le ore di buio che nelle situazioni più delicate e in bilico, Massimo Cellino ha preso le sue decisioni: talvolta anche di segno opposto rispetto a quelle che aveva in testa nelle ore precedenti. Ma alle ore di buio, nelle quali il presidente ha spento il telefono rendendosi irreperibile a chi voleva provare a ravvedersi, non è seguita l’alba: per il Brescia che abbiamo sempre conosciuto, non ci sarà un altro sole.
Rabbia e rancori
Come si era già capito a partire dalla tarda serata di giovedì, Cellino ha fatto vincere rabbia e rancori nei confronti di una città. Che ha scaricato, insieme al club e alla sua gente, non procedendo al pagamento di stipendi, oneri e contributi che andavano a scadenza. E che erano un atto obbligato per poi andare a completare l’iscrizione alla prossima stagione di serie C – «conquistata» a tavolino – entro il prossimo 24 giugno. E né più né meno, per arrivare a mettere i titoli di coda alla nefasta era – durata 8 anni solari – di Massimo Cellino – bisognerà arrivare a quella data.
L’applauso e i cori
Da qui ad allora, continueranno a scorrere in testa le immagini dei giorni felici, dei sorrisi: di quando si stava meglio e non lo sapevamo. Le ultime ore di vita del Brescia, sono state eufemisticamente drammatiche: si possono raccontare con le lacrime dei pochi dipendenti che per giorni e fino all’ultimo, pur privi di direttive e indicazioni, sono rimasti col direttore generale Andrea Mastropasqua a predisporre moduli e modelli F24 che poi non sono serviti. Con loro, fino alla fine, anche il team manager Edoardo Piovani. È a essi che all’ora di pranzo, una quarantina di tifosi che si erano spontaneamente radunati davanti alla sede, hanno riservato un applauso. Per poi far partire cori contro Cellino.
Le dimissioni di Midolo
Arrivati a quel punto, il funerale della storia calcistica era già in corso. I soldi sul conto della società, il presidente-patròn non li ha fatti arrivare e anche se fossero arrivati, non ci sarebbero stati più i tempi tecnici per onorare le scadenze. Ma nessuno ha mai davvero pensato che il denaro sarebbe prima o poi stato erogato. Il segnale dei segnali, in negativo, si era d’altronde già consumato a metà mattina, quando Stefano Midolo, il consigliere fresco di assunzione dei poteri di firma dopo che gli amministratori Massimo ed Edoardo Cellino erano stati inibiti, aveva rassegnato le proprie dimissioni. Anche dal ruolo di amministratore unico della Eleonora Immobiliare, controllante della Brescia Holding che detiene le quote del Brescia Calcio. I cui uffici hanno iniziato a svuotarsi a partire dalle 15.30: il colpo di chiave alla storia, lo ha dovuto idealmente dare Mastropasqua.
Giocata d’azzardo

Nessuno è riuscito a dare una spiegazione logica alla scelta di Cellino. Perché di scelta precisa si è trattato: durante la trattativa con gli investitori del gruppo «Scuola-Marroccu» era emerso che l’imprenditore sardo avrebbe avuto la possibilità di saldare i conti. Invece ha deciso di andare contro natura: contro il pensiero imprenditoriale, ma anche contro quello degli affetti dato che il rischio è anche quello di conseguenze giudiziarie per il figlio. Secondo alcune ricostruzioni, l’unica ipotetica chiave di lettura potrebbe essere in una lotta all’ultimo cavillo che Cellino ha intenzione di fare con la Figc. Si tratterebbe insomma di una giocata d’azzardo: o una vittoria totale ai danni della Federazione, o una sconfitta totale, degli interessi propri e di una città dalla quale si è sentito rigettato. Sembra troppo anche per un giocatore estremo come lui. Intanto, in fumo è andata quella che in 8 anni, un pezzo per volta, è stata smantellata: l’identità collettiva. Una città, con la sua squadra, spogliate della loro necessaria connessione. E ora? Si naviga nell’ignoto, cercando di risvegliare l’orgoglio collettivo (i tifosi sono in movimento) insieme allo slancio per iniziare a vedere il Brescia non come un fastidio, ma come un’opportunità per creare finalmente un sistema nel cuore di una Leonessa sfregiata e avvelenata. E che si merita un nuovo amore: vero e sano.
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