In Brasile siamo alla retta finale. Domenica 25 ottobre si vota per il secondo turno delle elezioni presidenziali. Come è noto, Flavio Bolsonaro ha prevalso al primo turno con il 47%, pari a oltre 56 milioni di voti, contro Lula, al 45%, pari a quasi 54 milioni di voti.
In queste settimane che precedono il voto abbiamo assistito alla vera campagna elettorale. Mentre nei giorni antecedenti al primo turno Lula ha mantenuto i toni bassi per ottenere l’appoggio dei moderati, Flavio Bolsonaro ha rifiutato ogni dibattito, forte di un nucleo elettorale – soprattutto nel Centro Sud del Paese – che vota per il candidato della destra, a prescindere dalla sua traiettoria, dagli scandali in cui è coinvolto (il caso del Banco Master di Daniel Vorcaro) o della proposta politica, con l’obiettivo di chiudere definitivamente il ciclo storico di Lula e dei governi «petisti» (PT/ Partido dos Trabalhadores).
I candidati avevano la certezza, o quasi, che ci sarebbe stato il secondo turno. Tuttavia, il risultato del primo turno ha sorpreso Lula e la sua macchina politico-elettorale - convinti di arrivare primi -, mentre hanno galvanizzato Bolsonaro, consapevole che nella storia della democrazia brasiliana nessun candidato è riuscito a vincere di rimonta al secondo turno. La campagna elettorale è diventata dunque incandescente. Lula e il PT hanno chiamato in piazza l’elettorato «petista» e gli astensionisti del primo turno (oltre il 30%, record storico per il Brasile). Gigantesche mobilitazioni a favore del presidente in carica sono avvenute nelle grandi metropoli brasiliane.
Nel campo della destra, la grande forza di Bolsonaro per credere nella vittoria finale è rappresentata dagli evangelici, e soprattutto dai pentecostali (in crescita significativa negli ultimi anni). Attraverso le loro reti internazionali e le grandi risorse finanziarie di cui dispongono stanno alimentando la campagna elettorale del figlio di Jair Bolsonaro. Il progetto di moralizzazione della società brasiliana nel solco di «Dio, Patria, Famiglia» avanza in modo capillare nelle chiese evangeliche, nei social e nelle piattaforme digitali della destra. La moglie di Jair Bolsonaro, Michelle, appena eletta al senato federale, è il modello di donna-famiglia del movimento pentecostale.
A juventude tem força para transformar o Brasil! ✊❤️ Cada voto conta, cada escolha faz a diferença. O futuro também está nas suas mãos. Participe, vote 1️⃣3️⃣✅ e ajude a decidir o Brasil que queremos construir! https://t.co/MZpMw0xXQt
— Lula (@LulaOficial) October 21, 2026
Gli ultimi sondaggi oscillano tra la vittoria di Bolsonaro al secondo turno e il «pareggio tecnico», visto che il vantaggio del figlio di Jair si è ridotto a circa un punto. Un dato che alimenta entrambi gli scenari della riconferma del risultato del primo turno o della rimonta di Lula. I due candidati hanno anche accettato di confrontarsi in due dibattiti televisivi. Il primo è stato caratterizzato da un reciproco scambio di accuse di corruzione esteso anche alle famiglie. Si spera che nel secondo dibattito i due presentino le loro proposte agli elettori, per intercettare il voto degli astenuti e degli indecisi.
In caso di vittoria di Bolsonaro, avremmo un presidente appoggiato da una significativa maggioranza al Congresso, in ragione della rilevante crescita dei partiti di destra, moderata ed estrema, come hanno mostrato i risultati delle elezioni per il rinnovo di parte del Senato e della Camera. Al Senato il Partito Liberale di Bolsonaro raggiunge il suo massimo storico (28 senatori, sul totale di 81). Esistono i numeri per formare una coalizione di centro destra, garantendo governabilità. Oltretutto, Bolsonaro sta pensando anche alla nomina di alcune figure vicine al padre Jair per comporre il Supremo Tribunale Federale. L’obiettivo è controllare il potere giudiziario per evitare la «persecuzione» della famiglia Bolsonaro.
NÃO CALEM OS NORDESTINOS https://t.co/23ZArdxebZ
— Flávio Bolsonaro (@FlavioBolsonaro) October 20, 2026
Se invece vince Lula si possono ripresentare i dilemmi del «presidenzialismo di coalizione» brasiliano. Un presidente che non gode di solide coalizioni al Senato e alla Camera ha grandi difficoltà a governare. Nel caso specifico, Lula sarebbe costretto a chiedere di volta in volta appoggi alle coalizioni di centro per potere approvare le fondamentali leggi di bilancio, o avanzare nel suo progetto di sviluppo del Brasile.
Uno scenario complesso e caratterizzato dall’incertezza. Sarà anche una elezione dal forte impatto globale. Sull’onda di Trump, le destre neoliberali e conservatrici avanzano dappertutto. L’America del Sud è ormai completamente governata da presidenti che puntano sullo smantellamento dello Stato e delle politiche sociali. Basti pensare che in Argentina, dal 2023 a oggi, il governo Milei ha chiuso 77mila posti nel pubblico impiego.




