Cara presidente Meloni, sul giornale siamo abituati ogni giorno a rispondere alle lettere, oggi invece ne scriviamo una. A lei.
Benvenuta, innanzi tutto. Per la concezione che abbiamo delle istituzioni democratiche, il suo è un ruolo al di sopra delle parti ed è con questo spirito che la accogliamo, consapevoli che si tratta di un’occasione unica per tendere la mano e comprendersi.
Dal 27 aprile 1945 il Giornale di Brescia – come recita il manifesto fondativo – segue «con cura e competenza la vita della città e della provincia, promuove progresso e coesione, con attenzione alle persone più fragili».
È per questo motivo che abbiamo chiesto ai principali protagonisti del «sistema Brescia», come ci piace chiamarlo, di indicare le richieste principali del territorio.
Queste, in sintesi, le loro risposte: «Dare la possibilità di mantenere un alto livello di competitività in tutti i settori economici, dall’industria all’artigianato, dal commercio ai servizi, all’agricoltura», «Eliminare la precarietà del lavoro», «Garantire welfare, salari, sicurezza», «Portare avanti il Piano dell’economia sociale», «Prorogare i fondi del Pnrr e reperire risorse per la casa», «Investire maggiori fondi per, scuola, ricerca e università». Come vede, elementi concreti, a immagine e somiglianza di una terra abituata a badare al sodo, senza piangersi addosso o pretendere aiuti: importanti sono le basi, alle altezze qui ci si arriva da sé, sempre.
Un giornale qual è il nostro, però, non si limita a fare da eco ad associazioni e categorie, essendo altresì un punto di riferimento per migliaia di persone comuni, di lettori e lettrici a cui si rivolge e che spesso in pagina trovano voce. Ed è proprio la loro voce che vorremmo farle arrivare, provando a riassumere ciò che esprimono attraverso le decine di lettere che ogni giorno inviano, buona parte delle quali pubblichiamo.
Per prima cosa segnaliamo una stanchezza: quella delle continue divisioni, delle campagne elettorali permanenti, delle frasi urlate, della rinuncia a convincere chi la pensa diversamente ma pure la mancata disponibilità a cambiare parere, preferendo compattare le proprie legioni, anche a costo di spararla grossa, piuttosto che confrontarsi civilmente, ricercando il bene comune.
C’è desiderio di persone per bene, di cui potersi fidare, ci verrebbe da scrivere, sapendo che l’onestà da sola non è condizione sufficiente, ma altresì che se manca quella, tutto il resto rischia di incrinarsi.

È una visione semplicistica, potrà pensare, finanche banale. Può darsi. Non per questo però la possiamo tacere. Così come dobbiamo ammettere che c’è una necessità di sicurezza che taglia trasversalmente tutte le fasce, uomini e donne, giovani e adulti, italiani e stranieri (con un fatto curioso che ci pare di notare: pure quando non lo sono, tutti si sentono parte di una minoranza e pretendono di essere tutelati).
Proprio in ragione di ciò, come da contraltare, emerge il bisogno esplicito di abitare una comunità solidale, in cui non restare soli, specie quando si è anziani o malati o si è perso il lavoro, non lo si trova e si ha più di cinquant’anni.
Anche in questo, nessuno pretende che il governo che lei presiede compia miracoli, bensì che faccia fino in fondo, seriamente, la sua parte.




