Ci sarà anche Giorgia Meloni all’assemblea pubblica di Coldiretti, prevista oggi a Brescia. Con lei i ministri Francesco Lollobrigida, Antonio Tajani e Giancarlo Giorgetti. La presenza in città della premier offre l’occasione di passare in rassegna le numerose istanze del territorio al Governo.
I Comuni
(di Paola Gregorio)
Pnrr, Piano Casa, tagli dei trasferimenti ai Comuni. Sono queste le priorità che i Comuni bresciani sottopongono alla presidente del Consiglio. A farsene portavoce è Cristina Tedaldi, presidente dell’Associazione Comuni Bresciani che rappresenta i 205 municipi di casa nostra e riunisce anche le Comunità montane e la Provincia.

«La prima richiesta riguarda il Pnrr – spiega Tedaldi che è anche sindaca di Leno –. In alcuni Comuni alcune opere in costruzione sono in forte ritardo nella realizzazione e per la quasi totalità dei casi, direi il 99,9%, per cause non imputabili ai Comuni stessi ma alle ditte che hanno vinto gli appalti, pubblicati nei tempi corretti dai municipi. Ci si trova quindi nella sostanziale impossibilità di finire i lavori entro il termine stabilito di fine giugno per quelli finanziati dal Pnrr. Chiediamo di prorogarlo per almeno due-tre mesi, naturalmente per i casi certificati per cui è possibile dimostrare che il ritardo non è da attribuire alla Pubblica Amministrazioni».
La seconda priorità per i sindaci bresciani è il Piano Casa da poco varato dal Governo: la necessità di immobili a prezzi sostenibili c’è anche nel Bresciano. «Il Piano è sicuramente utilissimo – sottolinea Tedaldi –. La casa è uno dei problemi maggiori che affrontiamo noi sindaci. Chiediamo che la regia degli interventi sui nostri territori rimanga in mano ai Comuni e maggiori stanziamenti per la fascia grigia, ovvero per chi non ha un reddito da casa popolare ma non è in grado di sostenere i prezzi del mercato privato».
Terza richiesta, una battaglia da tempo condotta dai Comuni, ovvero «basta tagli ai trasferimenti agli enti locali». «Con la parte corrente facciamo fatica – ricorda la presidende di Acb – ma non vogliamo assolutamente diminuire i servizi ai cittadini. Per cui ci troviamo davvero in difficoltà. E poi – conclude Tedaldi – gli aumenti dei costi dell’energia influiscono anche sui Comuni e vanno proprio a ricadere sulla spesa corrente».
L’Università
(di Barbara Fenotti)
Se oggi la premier Giorgia Meloni chiedesse al mondo universitario locale le sue priorità, il rettore dell’Università degli Studi di Brescia Francesco Castelli avrebbe la risposta pronta: più investimenti. «Non solo in termini nominali – specifica Castelli –, bensì con risorse concrete, adeguate e strutturali dedicate al Ministero dell’Università e della Ricerca». Questo anche alla luce del fatto che, argomenta il rettore, a capo dell’ateneo bresciano dal novembre del 2022, «l’Italia è uno dei Paesi Ocse che investe meno nell’istruzione universitaria».
Il primo desiderio, dunque, concerne i fondi. Il secondo guarda alla funzione sociale dell’ateneo: rendere sempre più aperto l’accesso agli studi, soprattutto per le fasce più fragili. «L’università è un elemento importante di coesione sociale» aggiunge Castelli, richiamando come in realtà quali quella di Brescia «povertà e fenomeni migratori possono trovare nei percorsi universitari una possibilità concreta di riscatto».

C’è poi il tema dei territori. Castelli paragona le università diffuse alle radici di un albero: servono a tenere insieme il terreno, a impedire le frane, a trattenere i giovani anche nelle città non metropolitane. «L’Italia non è fatta solo da Roma, Bologna, Torino o Milano – è il senso del suo ragionamento – ma anche da decine di università decentrate che svolgono un lavoro enorme. Tra queste c’è, appunto, Brescia».
A Meloni chiederebbe anche di omogeneizzare le norme che regolano i rapporti tra Servizio sanitario nazionale e università. Brescia, aggiunge, «sta facendo del suo meglio: solo quest’anno l’ateneo è cresciuto di circa mille iscritti rispetto all’anno precedente». Un segnale che, per Castelli, dimostra come il lavoro paghi. Ultimo desiderio: rafforzare sempre più il legame tra sistema universitario e mondo imprenditoriale, in una città dove formazione, ricerca e impresa possono crescere insieme.
Le cooperative
(di Flavio Archetti)
Per Confcooperative oggi la priorità su cui dovrebbero lavorare Giorgia Meloni e il governo è la pubblicazione definitiva del Piano nazionale dell’economia sociale, e Michele Pasinetti, il segretario generale della confederazione che a Brescia ha sede in via XX settembre, chiede un occhio di riguardo proprio per questo.

«L’obiettivo del Piano, oggi ancora in divenire, è definire gli strumenti concreti per riconoscere e sostenere gli enti che operano secondo principi di mutualità e interesse generale – spiega –. Mira a creare un ecosistema integrato e competitivo valorizzando il Terzo settore come leva di crescita economica e sociale del Paese, attraverso strumenti come il sostegno finanziario e fiscale, il social procurement (bandi, appalti) e gli incentivi a innovazione e sostenibilità».
In pratica le imprese del sociale col nuovo Piano dovrebbero avere la possibilità di diventare più protagoniste del loro sviluppo, come singoli e come settore. Oggi a Brescia queste realtà contano circa 30.000 occupati, mentre in Europa circa 11,5 milioni e un numero di imprese che sfiora i 4,3 milioni, pari al 6,3% della popolazione occupata del nostro continente. In Italia l’economia sociale rappresenta l’8% dell’organizzazione dell’economia privata. L’attore principale in termini occupazionali sono le cooperative, con il 72,4% della forza lavoro.



