Autonomia, un’occasione per modernizzare l’Italia

Cristina Almici - Deputata Fratelli d'Italia
Il dibattito dei politici bresciani sulla riforma
Il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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L’intervento della deputata di Fratelli d’Italia, Cristina Almici, apre sulle pagine del Giornale di Brescia un momento di confronto sull’Autonomia differenziata, per cui è già stata presentata una richiesta di referendum abrogativo su cui la Corte Costituzionale dovrà esprimersi nelle prossime settimane.

L’autonomia differenziata, sancita dall’art. 116, terzo comma, della Costituzione italiana, mira a migliorare l’efficienza amministrativa e a distribuire meglio le competenze tra Stato e Regioni, seguendo il principio di sussidiarietà. Questa riforma consente alle Regioni di gestire direttamente alcune materie, adattando le politiche pubbliche alle esigenze locali e rendendo più efficace l’azione amministrativa.

Un aspetto chiave dell’autonomia differenziata è la capacità delle Regioni di adottare strategie più mirate, grazie a una conoscenza approfondita del territorio. Questo consente una gestione più puntuale e rapida delle risorse in settori fondamentali come istruzione, sanità e ambiente. Le amministrazioni locali, essendo più vicine ai bisogni dei cittadini, possono rispondere in modo più efficace rispetto all’amministrazione centrale, riducendo la burocrazia e migliorando la qualità dei servizi offerti.

Un altro importante beneficio è il «regionalismo competitivo», che incentiva le Regioni a migliorare le loro attività amministrative e a ottimizzare l’uso delle risorse. Le Regioni che dimostrano maggiore efficienza possono fungere da modello per le altre, stimolando una competizione virtuosa che innalza il livello dei servizi pubblici nel Paese. Questo sistema incoraggia l’innovazione e la responsabilità, contribuendo a ridurre le inefficienze dell’amministrazione pubblica e favorendo una gestione più oculata delle risorse.

Una preoccupazione frequente riguarda il rischio che l’autonomia differenziata possa ampliare i divari territoriali, creando disparità tra le Regioni più ricche e quelle meno sviluppate. Il disegno di legge, tuttavia, prevede meccanismi per garantire che i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) siano rispettati su tutto il territorio nazionale. Lo Stato rimane responsabile di garantire diritti fondamentali e standard minimi di servizio pubblico per tutti i cittadini, riducendo il rischio di disuguaglianze.

L’autonomia differenziata non indebolisce il principio di solidarietà nazionale. Anzi, il disegno di legge include misure di riequilibrio per le Regioni che non richiedono o non ottengono forme di autonomia, assicurando che nessun territorio sia svantaggiato. Le Regioni meno sviluppate possono continuare a ricevere finanziamenti statali aggiuntivi, volti a promuovere la coesione economica e sociale e a ridurre le disparità territoriali. In questo modo, l’autonomia differenziata diventa uno strumento per favorire uno sviluppo più equilibrato del Paese.

Dal punto di vista economico, l’autonomia differenziata potrebbe portare a una significativa riduzione dei costi amministrativi, eliminando duplicazioni di competenze tra enti centrali e locali. Decentralizzare la gestione di alcune materie consente di eliminare sprechi e migliorare l’efficienza operativa. Le Regioni, assumendo maggiore responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche, sono incentivate a una spesa più oculata e trasparente.

Infine, l’autonomia differenziata favorisce una maggiore partecipazione democratica, poiché avvicina i cittadini ai processi decisionali. Questo rafforza il legame tra elettori e amministratori locali, promuovendo una governance più trasparente e responsabile. Se portata avanti correttamente, con le necessarie garanzie, l’autonomia differenziata può modernizzare l’Italia, rendendola più efficiente e vicina ai bisogni dei cittadini, senza compromettere l’unità nazionale e l’uguaglianza dei diritti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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